Commercio, un buon agosto non basta a risollevare il 2018 dei negozi

L’analisi Confesercenti: la situazione rimane fragile, insufficiente lo stop agli aumenti Iva per il solo 2019

Dopo sette mesi di flessioni negative, il rimbalzo di agosto delle vendite nel commercio al dettaglio è un segnale sicuramente positivo. Purtroppo, però, la crescita agostana non è sufficiente a invertire un 2018 decisamente povero per il commercio, soprattutto per i piccoli negozi, che nei primi 8 mesi dell’anno segnano un calo dell’1,1% del valore delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2017. Così Confesercenti sui dati sulle vendite al dettaglio diffusi oggi dall’Istat.

Le difficoltà delle piccole superfici rimangono evidenti anche ad agosto. La crescita in valore rilevata nel mese dall’Istat è infatti da attribuire principalmente a commercio elettronico (+8,6%) e grande distribuzione (+2,4%), mentre le imprese operanti su piccole superfici sono il fanalino di coda (+1,3%), in particolare quelle fino a 5 addetti, che mettono a segno solo un magro aumento del +0,5%. D’altro canto, che la situazione dei consumi sia difficile lo conferma anche la Nota d’aggiornamento del DEF appena pubblicata, che mette nero su bianco un ulteriore rallentamento della spesa delle famiglie sia per quest’anno che per il prossimo. Una conferma ufficiale degli ostacoli che ancora bloccano il mercato interno italiano, che – come abbiamo sempre sostenuto – rimangono il vero grande malato della nostra economia. Una debolezza che incide in modo importante sulle ipotesi di crescita del Pil, già evidente dall’andamento debole rilevato dalla Nota mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana pubblicata oggi.

Per questo mettiamo in guardia su IVA e accise: aumentarle significherebbe colpire tutti, anche i meno abbienti, e diminuire ulteriormente i consumi. Non riteniamo dunque sufficiente sterilizzare gli aumenti previsti dalle clausole di salvaguardia per il solo 2019: la possibilità di aumenti nel 2020 e nel 2021 agisce come un generatore di incertezza per consumatori e imprese che bisogna assolutamente disattivare. Senza dimenticare la necessità di intervenire per riequilibrare le distorsioni competitive del settore distributivo create dalla deregulation.

 

 

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