Con la vendita dell’ultimo “maxipacchetto”, la Esso smentisce clamorosamente anche il Vice Ministro Bellanova. Prosegue lo smantellamento del comparto industriale in assenza di qualunque politica di indirizzo. A rischio i livelli occupazionali, ma anche qualità dei prodotti e persino la garanzia degli approvviggionamenti. I gestori, lasciati soli a richiamare politica e settore alle proprie responsabilità, pronti allo sciopero

Nonostante le pubbliche smentite aziendali e le risposte piccate date dal Viceministro Bellanova alle interrogazioni parlamentari che chiedevano chiarimenti circa la manifesta volontà di abbandono del mercato italiano da parte della Esso, con la cessione ad un “retailers” senza alcuna integrazione industriale e partecipato da un fondo speculativo dell’ultimo “maxipacchetto” di impianti, il ciclo della multinazionale americana in Italia è mestamente alla fine.
Si compie, in questo modo, un altro passo in avanti nello smantellamento del comparto industriale del petrolio che, anche negli anni della crisi, ha continuato comunque a garantire al Paese e alla sua economica investimenti per circa 1 Mld/anno e che ha saputo offrire la sistematica garanzia del fabbisogno, dell’approvvigionamento e della qualità dei prodotti.
Prima Shell, oggi Esso, in attesa che segua a breve Total.
La mancanza di regole e di prospettive, l’assenza di qualsivoglia politica industriale, la contraddittorietà delle normative che negli anni si sono affastellate, l’assoluta impermeabilità ai processi di ristrutturazione, la sordità della politica alla ricerca di soluzioni stabili che possano offrire uno spazio a visioni innovative, i colpi inferti dalle SEN che -in pochi anni- “tirano la volata” prima al metano e, poi, all’elettrico: sono gli elementi di un contesto che chiarisce i motivi per i quali appare ormai chiaro come il “vero affare” sia quello di scappare dal mercato italiano.
Il settore si sta sgretolando. E con esso anche un pezzo di autonomia energetica dell’Italia.
Mentre la Politica é attirata esclusivamente dalla ribalta comunicazionale e dai giochi di palazzo, piuttosto che dal Governo del Paese e dal futuro dei suoi cittadini.
Faib, Fegica e Figisc, nel silenzio e nell’indifferenza generale, hanno provato, ripetutamente e senza successo, a scuotere sia il settore che la Politica in generale ed il Ministero in particolare.
E per quanto le sconfitte, come è noto, rimangono sempre orfane, le responsabilità di quanto accade oggi e si prepara ad accadere, sono già oggi chiare ed indiscutibili.
Per non lasciare nulla di intentato, le Organizzazioni dei Gestori hanno deciso di proclamare, proprio su questi temi e chiedendo di unirsi a loro anche ai Sindacati dei lavoratori dipendenti del settore, lo stato di mobilitazione che verrà attuato anche con una serie di iniziative di protesta, ivi compresa una manifestazione sotto il Mise ed una prossima chiusura dei punti vendita.

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