Confesercenti Padova, Rossi: bocciatura piano commercio Consiglio Stato crea vuoto normativo pericolosissimo

 I motivi della respinta del ricorso presentato dal Comune ha dei contenuti non condivisibili

Grande preoccupazione viene espressa dal Presidente Rossi in merito alla sentenza del Consiglio di Stato che respinge (dopo avere concesso la sospensiva) l’appello del Sindaco di Padova contro la delibera del TAR Veneto. Delibera di fatto annullava il piano del commercio per le grandi strutture di vendita della città di Padova.

Dopo quella sentenza del TAR, continua Rossi, abbiamo sollecitato ed ottenuto l’immediato impegno dell’allora Commissario di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato, cosa prontamente avvenuta.

La più grande preoccupazione, prosegue Rossi, è sul vuoto normativo che si viene a creare nella programmazione urbanistico commerciale della città.

A questo vuoto si aggiunge una seconda spada di Damocle che pesa su tutta la programmazione di urbanistico commerciale del Veneto. La respinta dell’appello da parte del Consiglio di Stato infatti non si limita alla sola competenza deliberativa (il Consiglio Comunale anziché la Giunta) ma entra e condivide la tesi sostenuta dal TAR VENETO, ovvero che il piano urbanistico commerciale della città di Padova non è un piano urbanistico ma una pianificazione socio-economica vietata dalle direttive europee da dai principi di libera concorrenza.

Si tratta di una interpretazione assolutamente incomprensibile, continua Rossi, poiche il piano di Padova perimetra esclusivamente le aree dove può insediarsi la grande distribuzione a norma della Legge Regionale nr.50. Si tratta di un perimetro urbanistico all’interno del quale vengono agevolati gli insediamenti di grande distribuzione, al di fuori di questa area altri insediamenti della GD sono possibili con il criterio dell’approccio sequenziale e cioe al verificarsi delle seguenti due condizioni:

1. inesistenza di aree disponibili all’interno del perimetro urbano;

2. un intervento di recupero e riqualificazione urbanistica e di consolidamento di realtà commerciali esistenti.

Non è assolutamente vero quindi che il piano di Padova programma il numero degli insediamenti commerciali della GD bensì ne definisce un perimetro entro cui si puo insediare. Ad esempio se ci fosse una richiesta anche in Piazza insurrezione o in Piazza Altinate ha tutte le possibilità di insediarsi.

Quindi il no ad insediamenti fuori del perimetro urbano non dipende dalla programmazione commerciale ma dal fatto che nel perimetro individuato dal Comune le aree disponibili ci sono.

Questo vuoto normativo nella programmazione urbanistica della Città di Padova con conseguenti gravi ripercussioni sulla sostenibilità territoriale ed ambientale, sul corretto equilibrio del sistema urbano, crea il rischio concreto di ulteriore spreco di suolo e di mancati interventi di rigenerazione nella aree degradate.

In particolare l’annullamento della delibera comporta anche l’annullamento della ‘perimetrazione urbana’ rendendo quindi inapplicabile la cosi definita “programmazione sequenziale “ che prevede insediamenti di grandi strutture commerciali prioritariamente nelle aree compromesse e solo dopo l’esaurimento di queste in altre aree.

Per questi motivi, chiude Rossi, è urgente la convocazione delle Associazioni di Categoria da parte dell’Amministrazione Padovana al fine di avviare da subito i provvedimenti necessari per ridare alla città gli strumenti di programmazione urbanistica indispensabili.

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