Il Parlamento ci ripensa. Ritirato l’emendamento a favore di ulteriori agevolazioni per la vendita diretta a favore degli agricoltori. Fiesa: ha prevalso il buon senso

Le proteste e le prese di posizioni di Fiesa Confesercenti, riportate la settimana scorsa su queste colonne, e delle Associazioni della distribuzione hanno sortito il buon effetto di far rientrare la proposta presentata una decina di giorni fa alle Commissioni Parlamentari 10 e 13 di Palazzo Madama di allargare i benefici per la vendita diretta a favore degli agricoltori.
L’emendamento all’Art. 1 dell’Atto Senato n. 1541, di conversione del DL n. 91, in approvazione presso le Commissioni 10° e 13°, ripristinava il comma 2 dell’Art. 4 del D. Lgs. n. 228/2001, e prevedeva la vendita al dettaglio esercitata su superfici all’aperto nell’ambito dell’azienda agricola o di altre aree private. La reintroduzione della previsione legislativa proposta, e per fortuna ritirata, avrebbe comportato che gli agricoltori potevano commercializzare i propri prodotti, oltre che nell’ambito dell’azienda, su qualsiasi area, a prescindere dalla destinazione d’uso della stessa, aggravando ulteriormente la disparità di trattamento a danno degli operatori commerciali già discriminati in materia di regime fiscale, tributario, autorizzativo e igienico-sanitario.
La presa di posizione degli operatori commerciali e delle loro Associazioni di Categoria hanno impedito che il Parlamento avallasse tale ingiusta e discriminante previsione.
“Siamo riusciti a far prevalere il buon senso e il concetto di non falsare il principio di concorrenza tra imprenditori – ha dichiarato il Presidente di Fiesa Angelotti – stabilendo che le regole e le Leggi sono uguali per tutti. Si sarebbe trattato di una violazione grave del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla Legge che Fiesa ha chiesto ai rappresentanti di tutti i gruppi politici di non avallare. Non sarebbe stato giusto né eticamente corretto che per alcuni, gli agricoltori, non fossero valse le norme a cui debbono sottostare i commercianti, con tutti i costi che quelle norme comportano in termini organizzativi, economici e logistici. Se gli agricoltori vogliono vendere i loro prodotti lo facciano, ma con le regole che osservano tutti coloro che vendono. Ma vendano i prodotti di loro produzione se vogliono pregiarsi della promozione del Km.0. Rimane il problema del rilancio dell’agricoltura italiana – ha continuato Angelotti – che non si riforma con piccoli interventi spot e favoritismi, ma solo procedendo ad una profonda trasformazione dell’agricoltura che sappia superare la polverizzazione imprenditoriale, la più ampia dell’economia italiana, e offrire nuovi servizi e nuove funzioni a monte della vendita.”

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