Pensionati: Sergio Ferrari nuovo Presidente di Fipac Confesercenti

In pensione più anziani e più poveri, serve sblocco delle rivalutazioni per tutti e risoluzione definitiva della questione esodati del commercio

Il mancato intervento del Governo sulla previdenza, per altro atteso in sede di legge di bilancio, rischia di rendere ancora più difficile la vita dei pensionati, che sono costretti ad andare in pensione non solo più anziani, ma anche più poveri per via del combinato disposto di ripartenza dell’inflazione e blocco delle rivalutazioni. Un problema che, per i commercianti, si somma a quello degli esodati: centinaia, forse migliaia, di imprenditori che hanno rottamato la licenza e, per un contrasto di normative tra INPS e Camere di Commercio, si trova senza pensione e senza lavoro.

A lanciare l’allarme è Sergio Ferrari, nuovo Presidente di Fipac, l’Associazione dei pensionati di Confesercenti, eletto oggi in successione a Massimo Vivoli.

“In Italia – ha spiegato – ci sono moltissimi commercianti che si sono visti negare, per una questione di tempistica, il diritto ad accedere al prepensionamento attraverso la rottamazione della licenza. Persone che adesso si trovano senza impresa e senza pensione per almeno tre anni, nonostante tutti i commercianti continuino a versare risorse nel fondo per la rottamazione. Si tratta di un problema gigantesco, che riguarda una platea potenziale di migliaia di imprenditori, e che nasce da una confusione normativa: i tempi indicati per la richiesta di accesso al beneficio non corrispondono a quelli concessi dalle camere di commercio per la chiusura dell’attività. Basterebbe una norma specifica ed il problema sarebbe risolto. Noi ci impegneremo con tutte le nostre forze perché si arrivi al più presto ad una soluzione, e presenteremo a breve le nostre proposte di emendamento contenenti questa norma, in occasione dell’approvazione della Legge di Bilancio”.

Il problema degli esodati del commercio, ha continuato Ferrari, è solo uno dei segnali del caos in cui si trovano a vivere i pensionati.

“Noi rispettiamo i pareri della Banca d’Italia e della Corte dei Conti sull’andamento della spesa pensionistica – ha sottolineato nel suo intervento – ma il fatto che in Italia l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia sia già la più alta in Europa deve far riflettere quanti continuano a sostenere un ulteriore allungamento dell’età pensionabile. Se da un lato giudichiamo positivamente alcune misure della manovra, a partire dalla sterilizzazione dell’aumento dell’Iva, dall’altro non possiamo che essere delusi per l’ennesimo innalzamento dell’età pensionabile. Questa decisione appare ancora più incomprensibile se legata alla mancata rivalutazione delle pensioni al costo della vita, quello vero sostenuto dai pensionati. Siamo di fronte ad una ripartenza dell’inflazione. Se non si sblocca almeno la rivalutazione – come per altro era stato promesso – ci saranno problemi seri ed un progressivo o ulteriore impoverimento dei pensionati. In questi sei anni terribili, il blocco della rivalutazione ha portato ad una perdita secca del valore delle pensioni vicine al 3% per quelle da 1.000 euro lordi e oltre il 4% per quelle da 1.500. Stiamo dunque parlando di assegni molto bassi. Rimane oltretutto da notare che il bilancio della dinamica del potere d’acquisto, se fosse pesato per la popolazione più anziana, sarebbe ancora peggiore: il costo della vita è infatti aumentato per i farmaci di nuova generazione, per i servizi sanitari, in gran parte privati, con ticket e superticket, assistenza domiciliare, badanti e altro”.

 

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