Roma, riordino consorzi industriali del Lazio: sì alla riforma, no all’emendamento

Stupore per i contenuti dell’emendamento presentato in Consiglio Regionale sul commissariamento consorzi industriali del Lazio

Si esprime non poco stupore per i contenuti, tempi, la forma e le modalità con le quali è stato presentato in queste ore, in Consiglio Regionale, un emendamento che dispone il commissariamento dei consorzi industriali del Lazio e la conseguente costituzione di un unico consorzio industriale di dimensione regionale.

I contenuti: si interviene non per via di riordino normativo, (non partendo da zero visto che 4 anni fa l’on Daniela Bianchi lavoro ad  un disegno di legge di riordino dei consorzi) che ridefinisca le funzioni, i compiti, gli ambiti di intervento di questi consorzi , ma in forza di un emendamento non discusso in nessuna sede che, di fatto , confonde in mezzi con i fini. La presenza di un unico consorzio industriale infatti non è di per se un fine, ma un eventuale mezzo per rendere maggiormente efficienti ed efficaci questi veicoli. Ma, pur esistendo ai sensi della legge 13 del 1997 la consulta regionale dei consorzi, non è mai stata condotta una verifica sulla reale attività dei consorzi dal punto di vista organizzativo, economico-finanziario, gestionale, patrimoniale. In assenza di una preventiva rilevazione delle situazioni di bilancio, degli attivi e passivi, debiti e crediti, obbligazioni in essere si rischia non di costituire un consorzio unico regionale, ma di lasciare in sella il commissario unico a tempo indefinito.

I tempi: la sostanziale totalità dei Sindaci del Lazio ( che detengono la quasi totalità delle quote di tutti e 5 i consorzi) il mondo associativo del Lazio, le organizzazioni di categoria, i sindacati, il sistema delle camere di commercio, le imprese, apprende per via indiretta e raccontata dai social di un emendamento che incide in maniera orizzontale, drastica, non ragionata e quindi livellatrice verso il basso sulla vita di consorzi industriali che al contrario hanno vita, attività, dinamiche profondamente diversificate tra di loro. Non tutti fanno le stesse cose e non tutti, ad esempio sul capitolo della restituzione alla regione Lazio di somme per un vecchio debito, hanno adottato le medesime strategie.

La forma: la proposta di emendamento non tiene conto delle norme nazionali che ad esempio disciplinano il consorzio più grande del paese come quello di Roma Latina, degli strumenti urbanistici adottati dai comuni, e delle reali volontà dei soci dei consorzi industriali che in fin dei conti, e nella sostanziale totalità , sono i comuni . in linea di principio, e dalle informali comunicazioni, sono tutti contrari e nessuna assemblea dei soci potrebbe ratificare un intervento che peraltro, cosi come impostato, pone forti dubbi sulla facoltà della regione del potere commissariale ( la legge 13 infatti elenca le circostanze in forza delle quali i consorzi possono essere commissariati, mancata approvazione dei bilanci ecc) .

Che succederebbe in quel caso ? Ci sono in questo preciso momento decine di milioni di euro di investimenti in corso ai sensi della legge 448 per la riconversione di siti dismessi di quel perimetro, dove da un lato si recuperano decine di milioni di euro di contributi pubblici in capo al MISE decurtandoli dai valori dei siti, e dall’altro si evita di mangiare suolo evitando varianti e cambi di destinazione d’uso finalizzati a tutto tranne che allo sviluppo produttivo. Nessuno di noi nasconde l’esigenza di una riorganizzazione di compiti e funzioni dei consorzi, ma non facciamoci abbagliare dal mito della razionalizzazione dei costi che in realtà non è altro che duplicazione di competenze e sovrapposizione di ruoli, visto che, cosi come impostato, è un emendamento che potrebbe dare spazio a ricorsi legittimi non soltanto da parte dei Consorzi ma anche da parte dei Sindaci che potrebbero avere,  TUTTI ESITO positivo, con danni economici, questa volta si, a carico dei contribuenti.

Esiste all’interno della legge 13 del 97 l’istituto della consulta dei consorzi che fa capo all’assessore allo sviluppo economico Manzella: lo si convochi subito, si dia vita ad una riforma che tenga conto delle esigenze di finanza pubblica, agli investimenti delle imprese, alla tutela del nostro tessuto ambientale, alla reale vocazione industriale di Roma e del Lazio.

 

 

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