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Contraffazione, il rapporto di SOS-Impresa: "Un reato che vale 7 miliardi l'anno"

Contraffazione, abusivismo, contrabbando, crimine informatico configurano fattispecie delittuose il cui tratto distintivo comune è quello di alimentare economie parallele e sommerse rispetto a quelle legali e di colpire numerosi interessi pubblici e privati. Reati che provocano un danno economico a carico delle imprese derivante in primo luogo dalle mancate vendite e dalla conseguente riduzione del fatturato: un pregiudizio all’Erario pubblico attraverso l’evasione dell’Iva e delle imposte sui redditi; un danno al mercato, consistente nell’alterazione del suo funzionamento attraverso l’esercizio di una concorrenza sleale basato sui minori costi di produzione; il riciclaggio degli ingenti profitti ricavati dalle attività illecite da parte delle organizzazioni criminali; lo sfruttamento di soggetti deboli, prevalentemente cittadini extracomunitari, assoldati attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero.

La contraffazione costa all’Italia 7 mld di euro l'anno. Estesa a quasi tutti i settori manifatturieri, essa interessa ricambi aeronautici e automobilistici, apparecchi elettrici, medicinali, giocattoli. Nel 2006 la Guardia di Finanza ha effettuato oltre 15.000 interventi anticontraffazione, con il sequestro di circa 89 milioni di articoli contraffatti (il 28% in più rispetto ai 68,7 milioni di pezzi sequestrati nel 2005).


Contro la mafia serve ''piu' coraggio'': a dirlo a Gr Parlamento e' il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso che ha indicato nella ''denuncia corale e di massa'' una delle strade principali da percorrere. ''L'omerta' sopravvive tra i commercianti, lo dimostra il confronto tra i dati diffusi da Confesercenti che parla di 160.000 esercizi taglieggiati e il numero delle denunce che
arriva alle forze dell'ordine, tra 4 mila e 5 mila all'anno. E un confronto che deve far riflettere. Per questo - ha detto Grasso - l'unica via da seguire per i commercianti e' quella della denuncia, corale, di massa''.

Secondo Grasso il problema e' che ad un'economia ''prettamente mafiosa sopravvive una rete sommersa, che sfugge a qualsiasi controllo, che evade ogni fisco e che lavora con profitti illeciti in campi legali e che alla fine crea un inquinamento dell'economia. Finche' non si comprende bene questo meccanismo ha aggiunto sara' difficile uscire da questo sistema diffuso. Bisogna far funzionare meglio tutti quegli strumenti contro il riciclaggio che esistono, contro la circolazione del contante''.

Per Grasso ''chi lavora nel mondo dell'imprenditoria sa bene che e' difficile competere con un imprenditore che non paga contributi previdenziali ai lavoratori, o che li paga meno del limite contrattuale, che non ha da pagare la tangente o il pizzo perché e' parte di un sistema criminale. Ecco, in questo sistema l impresa mafiosa gode di vantaggi che costringono le altre aziende del mercato a scomparire''. Grasso si e' infine riferito all' appello che qualche settimana fa Confindustria ha rivolto a tutti coloro che cedono al ricatto: fuori dall' associazione chi paga il pizzo. ''Si tratta di un qualcosa di epocale e bisogna continuare su questa strada, gia' ci sono molti esempi di commercianti che sono riuniti e combattono il pizzo, come a Palermo fanno i ragazzi di Addio Pizzo, mettendo in crisi quelle aziende che pagano il pizzo e favorendo quelle che non lo pagano. Occorre unire una posizione etica a quella di convenienza e utilita' per mettere in crisi questo sistema''.


Criminalità, Sos Impresa-Confesercenti: “La mafia fattura 90 miliardi di euro"

Sempre più pericolosa la 'mafia Spa' con un fatturato che raggiunge i 90 miliardi di euro alimentato da estorsioni, usura, furti, rapine, contraffazione e controllo degli appalti. Sos Impresa ha presentato ieri il decimo rapporto “Le mani della criminalità sulle imprese” il presidente Marco Venturi. Hanno preso parte tra gli altri il Vice ministro dell'Interno Marco Minniti, il Vice Presidente della Commissione Antimafia Mario Tassone, il vice capo della Polizia prefetto Nicola Cavaliere, il presidente della Federazione delle Associazioni Antiracket, Tano Grasso e il coordinatore di Sos Impresa Lino Busà.

Un fatturato pari al 7% del Pil, come dire "cinque manovre finanziarie e otto volteil mitico 'tesoretto'".
I commercianti e gli imprenditori subiscono 1.300 reati al giorno, praticamente 50 l'ora. L'usura rappresenta con 30 miliardi la principale fonte di business criminale per la mafia.
Il racket frutta ai clan 10 miliardi,7 miliardi arrivano dai furti e dalle rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7,4 dalla contraffazione e dalla pirateria, 13 dall'abusivismo, 7,5 dalle mafie agricole, 6,5 dagli appalti e 2,5 daigiochi e dalle scommesse.
Sono piu' di 150.000, si stima, i commercianti coinvolti in rapporti usurari ''e poiche' ciascuno si indebita con piu' strozzini le posizioni debitorie possono essere ragionevolmente stimate in oltre450.000'', di cui almeno 50.000 con associazioni di tipo mafioso finalizzate all'usura. Nel complesso il tributo pagato dai commercianti ogni anno a causa della lievitazione del capitale e degliinteressi si aggira in non meno di 12 miliardi di euro.
Attraverso tre indicatori (persone denunciate negli ultimi diecianni, andamento dei protesti e dei fallimenti, tipologia criminale di ciascuna attivita' illecita scoperta sul territorio), Confesercentistila anche una classifica del rischio-usura nelle province italiane: al primo posto Pescara, seguita da Messina, Siracusa, Catanzaro, Vibo Valentia, Taranto, Rieti, Reggio Calabria, Napoli e Genova.
Il rapporto si sofferma poi su altri settori di interesse criminale come l'agricoltura, la pesca, il turismo, il contrabbando, il cybercrime e le truffe.



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Notizia del 22/10/2007

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