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Crisi: per 67,5% imprenditori ancora difficile accesso al credito
Sull'accesso al credito gli imprenditori continuano a lamentare difficolta'. E' quanto emerge dall'indagine effettuata tra settembre e ottobre presso oltre 50 mila aziende e 180 mila imprenditori da Business International in previsione della ventesima tavola rotonda con il governo italiano. La societa' infatti evidenzia come resti "da sciogliere il nodo tra mondo imprenditoriale e sistema bancario. Il primo preme per una maggiore flessibilita' e facilita' di accesso al credito, per riuscire ad investire, mentre il secondo si mostra decisamente piu' cauto e prudente nella concessione di finanziamenti per evitare eventuali esposizioni a rischi. La maggior parte delle imprese intervistate nel campione (il 67,5% ) dichiara infatti di aver avuto difficolta' nell'ottenere finanziamenti dagli istituti di credito".
L'84% degli imprenditori boccia il governo sul fronte della lotta alla crisi: le politiche finora adottate non sono sufficientemente efficaci per il 44% e per nulla efficaci per il 40%. Mentre meno del 15% ritiene che tali politiche siano stato efficienti. Le percentuali che registrano l'insoddisfazione sono scritte nero su bianco nell'inchiesta effettuata tra settembre e ottobre da Business International presso oltre 50 mila aziende e 180 mila imprenditori. Una indagine dalla quale emerge che sono gli interventi su sistema finanziario e fiscalita' gli elementi giudicati piu' deludenti dell'azione di governo. Del resto la quota di prodotto interno lordo destinata nel 2009 dall'Italia a manovre anti-cicliche e' particolarmente bassa, nel confronto internazionale: dall'Italia solo lo 0,2% del Pil contro l'1,4 del Regno Unito; il 2 degli Stati Uniti, il 3,1 della Cina; lo 0,7 della Francia, l'1,6 della Germania. Da segnalare che l'indagine Business International mostra che la maggioranza delle imprese ritiene importante, se non molto importante, gli investimenti in IT per uscire dalla crisi. Ne e' convinto, in particolare, il 66,3% degli intervistati. "Il nostro Paese -e' la valutazione di Business International, la societa' di consulenza e formazione delle aziende- pur avendo un debito pubblico elevatissimo e che desta preoccupazione a livello comunitario, e' caratterizzato da un tasso di risparmio privato tra i piu' alti nel mondo. Questa caratteristica ha dato fino adesso, come dire, respiro all'intera economia, costituendo un ammortizzatore naturale contro la crisi. Inoltre, il sistema creditizio italiano era tra i meno esposti internazionalmente". "Il crollo del colosso Lehman Brothers -prosegue- ha soltanto parzialmente colpito i nostri istituti bancari, che presentano conti piuttosto in salute. Queste due note positive, sono le premesse che potrebbero consentire le politiche fiscali piu' aggressive, di stimolo all'economia auspicate dalla business community. Esse garantirebbero una ripresa forte e, probabilmente, piu' rapida che in altri contesti". E certamente politiche fiscali piu' aggressive, secondo Business International, "allenterebbero anche la pressione sulla capacita' di autofinanziamento e sulla sostenibilita' dei risparmi delle famiglie italiane". Tra le riforme necessarie per la societa' di consulenza e formazione delle aziende, "le piu' urgenti sono" quelle che garantiscono "un accesso al credito meritocratico ed efficiente"; quelle che intervengono sugli ammortizzatori sociali "per semplificare il ginepraio di leggi e leggine che, oggi, caratterizza la cassa integrazione, duramente messa a prova da questa crisi ed infine riforme relative ai contratti di lavoro "per trasformare la flessibilita' in una risorsa di sviluppo e non in una zavorra del sistema".
Notizia del 24/11/2009
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