| Venerdì, 30 Luglio 2010 | |
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Grecia, vertice a Bruxelles. FED si appresta a rialzare i tassi Tutti gli occhi sono puntati sul vertice europeo a Bruxelles. Il Consiglio Europeo è chiamato a dare una risposta chiara e forte alla crisi dell’economia greca che rischia di trascinare con se prima le altre due economie “deboli” , Spagna e Portogallo e poi, come in un domino, tutte le altre. Ne sono profondamente consapevoli Francia e Germania che si sono prese il compito di fare da traino. A Parigi c’è la certezza che al vertice dell’Ue sarà presentato un piano franco-tedesco per la Grecia. Da Berlino rimbalzano voci di forti prestiti diretti o acquisti dei titoli di stato. A Bruxelles i funzionari del Consiglio, con un certo imbarazzo, prendono atto delle iniziative della signora Merkel e del presidente francese Sarkozy che ancora una volta mettono in risalto la mancanza di una vera e propria “ governance” europea. In attesa del vertice di Bruxelles si minimizza: i tedeschi negano il pericolo di “ crollo “ per la Grecia, ma si riafferma che il governo di Atene deve immediatamente mettere mano al gigantesco debito. Dal canto suo il premier George Papandreou, ieri a Parigi da Sarkò, assicura l’intenzione di applicare sino in fondo il piano di rientro. L’attivismo di Parigi e Berlino però non sarebbe dovuto tanto ad un acceso spirito di “solidarietà europeista”, quanto al fatto che i due paesi sono fortemente esposti con la Grecia. Secondo la banca d’investimento Natixis, infatti Francia e Germania i deterrebbero il 39% delle emissioni greche. La situazione è ancora in forte movimento con varie polemiche tra i paesi europei, in particolare tra inglesi, belgi e francesi e tedeschi. In questo quadro altre preoccupazioni giungono da oltre oceano con l’annuncio del presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke di voler togliere liquidità dal mercato. L’obiettivo è chiaramente quello di governare la ripresa in modo da scongiurare possibili rialzi dell’inflazione. Le scelte d’oltreoceano potrebbero avere riflessi anche sulla BCE, con inevitabili ripercussioni sull’accesso al credito delle imprese europee.
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