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Confesercenti: “Debole crescita vendite e chiusure piccoli negozi, ecco gli effetti delle liberalizzazioni delle aperture”

Una debole crescita dell'indice delle vendite al dettaglio e un'ulteriore contrazione dei piccoli esercizi. La liberalizzazione degli orari di apertura delle attività commerciali doveva portare a un aumento dell'occupazione e a una crescita dei consumi e del Pil, e invece aggiunge un effetto depressivo. Lo dimostrano i dati diffusi da Istat: l'aumento di vendite registrato a febbraio è assai esiguo sul mese precedente, ed è praticamente fermo sull'anno.
In compenso, come Confesercenti temeva, assistiamo al trasferimento di quote di mercato dalle piccole superfici (-1,3%) alla grande distribuzione (+1,9%): un fenomeno dovuto proprio e soprattutto alle liberalizzazioni delle aperture domenicali.
Nei primi tre mesi del 2012 nel commercio al dettaglio il saldo tra nuove imprese iscritte (11.884) e imprese cessate (-22.520) è risultato negativo per 10.636 unità, con un incremento del saldo negativo del 22% rispetto allo stesso periodo del 2011, e dovuto più alla crescita delle cessazioni (7%) che al calo delle nuove iscrizioni (-3,4%).
Migliaia di piccole imprese del dettaglio hanno chiuso i battenti in questo scorcio di 2012: oltre 3500 al mese. E quelle che sono rimaste in attività  scontano un andamento non positivo degli acquisti delle famiglie.
A fronte del mini-incremento delle vendite, trainate soprattutto dagli alimentari, il comparto del no-food continua infatti a soffrire in maniera accentuata.
I pochi acquisti di beni non alimentari costituiscono un chiaro segnale della grave difficoltà delle famiglie italiane. Purtroppo, però non è l'unico: la crisi costringe gli italiani a rinunciare sempre di più all'abbigliamento, ai mobili, e persino a libri e giornali, le cui vendite negli ultimi due anni - dall'inizio dell'aggravarsi della crisi sul fronte europeo - sono calate del 4%.
Ci si informa meno, e ci si muove anche meno. Ne sono spia i consumi di carburante sulla rete dei distributori, che nel primo trimestre del 2012, soffocate dall’aumento delle accise, segnano un calo, sullo stesso periodo del 2011, del -9,3% per la benzina e del -8,1 sul gasolio: il declino peggiore dal dopoguerra.In questo scenario, caratterizzato da indicatori negativi e vendite che non ripartono, il prospettato aumento delle aliquote IVA, accentuando la dinamica inflattiva già in atto, potrebbe dare un colpo esiziale alle attività commerciali e all'occupazione che esse creano.



Notizia del 27/04/2012

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