Progetto nuova media struttura commerciale su via Nonantolana: la riflessione di Confesercenti Modena

Il tema delle nuove aperture di medie strutture di vendita si inserisce in un contesto economico che non ha pienamente recuperato il gap esistente

“L’insediamento di una nuova media struttura commerciale su via Nonantolana, in prossimità dell’incrocio con Strada Albareto, porrà indubbiamente problemi di viabilità. Alle quali, con ogni probabilità si troveranno le necessarie soluzioni tecniche.”

“Il punto, però, riteniamo non sia solo questo. La previsione di realizzazione di questa nuova struttura, è da inserire in un contesto più generale. Che, per altro in modo silente, e senza un reale dibattito in grado di coinvolgere le Associazioni del commercio e successivamente la collettività modenese, vede trasformare profondamente la rete distributiva esistente con l’insediamento di nuove medie strutture nell’ordine di una dozzina di unità circa, senza contare quelle già autorizzate e non ancora insediate (ex-Amcm, Manifattura Tabacchi, Zona Sacca, etc.). Oltre al fatto che resta aperta la prospettiva di riconversione dell’area ex-Civ e Civ. Ci pare di assistere ad un epilogo già scritto: ad ogni capannone recuperato, corrisponde l’insediamento di un centro commerciale. La situazione che viene e verrà a determinarsi sta generando forti tensioni sulla rete delle medie strutture esistenti ed in particolare sui centri di vicinato. Rispetto ai quali attendiamo fiduciosi – non vorremmo si andasse alle calende greche – una proposta di riqualificazione credibile e di rapida realizzazione.”

“Il tema delle nuove aperture di medie strutture di vendita si inserisce in un contesto economico che non ha pienamente recuperato il gap esistente risalente a prima della crisi quando, a giudizio dei nostri amministratori pubblici, la rete distributiva modenese era considerata equilibrata e pienamente rispondente ai bisogni dei consumatori. Oggi col potere d’acquisto degli stipendi e dei salari immutato rispetto agli anni pre-crisi si afferma, nei fatti, l’esigenza di implementare l’offerta commerciale, con la conseguenza evidente che la fetta di mercato a disposizione si restringe sempre di più e qualcuna delle strutture esistenti sarà destinata a saltare. Con conseguenze pesanti sul versante occupazionale (prevalentemente riguarderà chi è a tempo indeterminato) e perdita di quel know how imprenditoriale che ha radici nel territorio modenese.”

“Vorremmo quindi che, nel rispetto delle autonomie di ciascuno, la politica si sforzasse a ragionare su questo aspetto del problema senza trincerarsi dietro alla Bolkestein (un commissario europeo iperliberistista e causa di molti danni nel Paese ad iniziare dalla mutata disciplina sul commercio su aree pubbliche). Così come vorremmo – sempre nel rispetto dell’autonomia di decisione della politica, data la trasformazione intrapresa dalla rete distributiva modenese (quasi sulla scia di quanto accaduto in Veneto anni fa, con interi capannoni vuoti riconvertiti in contenitori commerciali) – che si valutasse la prospettiva occupazionale, ormai orientata alla sostituzione del lavoro a tempo indeterminato con un tipo di occupazione a termine, magari numericamente più consistente, ma sempre più precaria.”

“Da ultimo non ci sfugge una riflessione che una offerta commerciale di siffatta proporzione, a consumi almeno identici al periodo pre-crisi si rivolgono ad una città non di circa 180.000 abitanti, ma di almeno 200-220.000 persone. Non abbiamo nulla in contrario che si ragioni in un’ottica di significativo sviluppo demografico che giustificherebbe la ridondanza di offerta commerciale. Si dica chiaramente però che la direzione intrapresa è effettivamente questa, evitando di soffermasi solo su questioni legati a problemi di viabilità in questa o quell’altra zona di Modena.”

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