La riorganizzazione del retail italiano si riflette anche nei centri urbani veneti: Confesercenti chiede misure mirate per sostenere i piccoli negozi e rafforzare la rete commerciale diffusa
Il recente studio nazionale di Confesercenti conferma che il commercio fisico in Italia sta vivendo una profonda trasformazione: oltre 100mila punti vendita sono scomparsi dal 2011 al 2025, ma la superficie media delle attività è cresciuta di quasi un quarto.
Questo scenario non è estraneo al Veneto, dove report territoriali indicano che i centri abitati continuano a perdere negozi e le imprese commerciali tendono a concentrare le attività in unità più grandi o in più sedi collegate, anche fuori provincia. Le superfici commerciali complessive registrano in Veneto un aumento del 10,4 per cento, a fronte di una riduzione del 15,4 per cento del numero totale dei punti vendita.
Per Confesercenti del Veneto Centrale il fenomeno va letto nel contesto di una competitività sempre più sbilanciata. I negozi di vicinato e piccole imprese faticano a competere con gli spazi di vendita più ampi e con l’eCommerce, spesso dominato da grandi piattaforme internazionali. La perdita di botteghe e micro-esercizi significa non solo minore offerta commerciale, ma anche un indebolimento della funzione sociale dei centri urbani e dei quartieri come luoghi di servizio, relazione e coesione comunitaria.
«Il commercio di vicinato non è una nostalgia del passato: è un presidio sociale e un elemento centrale per la vivibilità delle città e dei paesi veneti», dichiara Flavio Convento, Vicepresidente di Confesercenti del Veneto Centrale. «Le imprese hanno già adottato nuove strategie — digitalizzazione, omnicanalità, riorganizzazione degli orari — ma ora servono condizioni competitive eque e politiche di sostegno strutturali».
Confesercenti chiede alle istituzioni regionali e locali di: sostenere i negozi di vicinato e la rete commerciale diffusa, con strumenti fiscali e normativi adeguati; valorizzare i Distretti del Commercio come strumenti di rigenerazione urbana e di coesione territoriale; promuovere incentivi agli investimenti e semplificazioni burocratiche per facilitare aperture, modernizzazione e transizione digitale. Infine, favorire politiche fiscali che tengano conto delle specificità delle micro e piccole imprese per ridurre la pressione sui costi di gestione.
«Solo con una visione condivisa e interventi concreti possiamo contrastare la desertificazione commerciale e preservare il pluralismo delle realtà economiche che rendono il Veneto un territorio vitale e attrattivo», conclude Convento.