Le ondate di calore non scaldano le vendite e i consumi delle famiglie restano deboli come certifica l’Istat, che a luglio registra il secondo calo mensile congiunturale consecutivo delle vendite al dettaglio, sia in valore sia in volume. A mettere a segno, ancora una volta, le performance migliori sono la grande distribuzione (+1,6% in valore e +0,6% in volume) e il commercio online (+2,4% e +1,6%), mentre le vendite del dettaglio tradizionale restano ferme, con una crescita nulla in valore e un calo dell’1,7% in volume, cui si aggiunge una flessione dello 0,6% nei primi sette mesi dell’anno. Una dinamica disomogenea che rischia di compromettere il pluralismo distributivo.
Così Confesercenti in una nota.
In uno scenario economico complessivamente fragile in cui gli effetti climatici e le guerre hanno spinto tra luglio e agosto i prezzi degli energetici – con il caro energia che ha riacceso la miccia dell’inflazione – il quadro del commercio al dettaglio non mostra segnali incoraggianti, evidenziando invece profonde disparità tra i diversi canali distributivi, con una crescita a due velocità che accentua il divario competitivo rispetto al commercio fisico: una tendenza preoccupante che rischia di penalizzare ulteriormente le attività di vicinato, già messe a dura prova da anni di contrazione dei consumi, aumento dei costi e pressione concorrenziale sempre più intensa.