Ancora alluvioni in Liguria, danni gravissimi per almeno il 50% delle imprese di Chiavari e dell’entroterra

Il Presidente di Confesercenti Liguria Patrizia De Luise: «La politica si assuma la responsabilità di decidere»

chiavari-alluvioneLa presidente provinciale di Confesercenti chiede anche per i Comuni del Tigullio la dichiarazione immediata dello stato di emergenza e la sospensione dei tributi locali e nazionali, come già avvenuto per l’alluvione che ha colpito Genova. Evitando, però, i pasticci fatti in quell’occasione dal Ministero. E intanto si stimano danni gravi o gravissimi per almeno la metà delle 700 imprese di Chiavari e un altro centinaio nell’entroterra

«Di fronte all’ennesimo disastro di queste proporzioni e alle prospettive del ripetersi di eventi del genere – dice Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti Genova –, le imprese e i cittadini hanno bisogno che la politica, a tutti i livelli, ritrovi centralità e questo può avvenire solo se essa si assume nuovamente la responsabilità di decidere e di fare, al di là della burocrazia, dei lacci e dei laccioli».

«Occorrono risorse subito anche per Chiavari, San Salvatore di Cogorno, Carasco, Leivi e San Colombano. Occorrono la dichiarazione immediata dello stato di emergenza e la sospensione dei tributi locali e nazionali per attività economiche e residenti delle zone colpite ieri e oggi, in attesa della loro cancellazione. Bisogna farlo subito e senza i pasticci fatti dal ministero dell’Economia per l’alluvione del mese scorso, quando ci si è “dimenticati” di sospendere i versamenti dei sostituti d’imposta e dei contributi.

«È necessario – conclude De Luise – promuovere un “Osservatorio permanente per la messa in sicurezza del territorio”, composto dai tecnici degli ordini professionali e da rappresentanti di associazioni di categoria, sindacati e consumatori che possano verificare le priorità per la messa in sicurezza del territorio, gli specifici interventi necessari, la loro realizzazione e monitorare lo stato di avanzamento lavori, per evitare che mancate decisioni, incuria, Tar, burocrazia e quant’altro mettano ancora una volta a repentaglio persone, abitazioni e imprese.

«Delle circa 700 aziende del commercio a Chiavari è difficile, a caldo, stimare quante si siano “salvate”, ma da un primo sopraluogo è ipotizzabile che almeno il 50% abbiano danni gravi o gravissimi. I danni sono nel centro, come a Caperana e a Sanpierdicanne. Lo stesso vale per un altro centinaio di attività presenti tra San Salvatore di Cogorno, Carasco, Leivi, San Colombano, oltre a quelle coinvolte a Lavagna».

 

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