Beniamino Campobasso, presidente Confesercenti Bari: “Servono meno politiche di austerity e tasse e più politiche per la crescita per uscire dalla stagnazione”

 La crisi non smette di mordere, la disoccupazione resta alta e quella giovanile schizza addirittura al 44,2%, mentre centinaia di imprese continuano a chiudere per sempre i battenti. Quali sono, secondo Lei, gli interventi da mettere subito in campo per invertire la rotta e ridare fiducia a famiglie ed imprese?

 Il ministro dell’Economia ha dichiarato che “la crisi per l’Italia è stata peggiore della Grande Depressione del ‘29”. Questa “immagine”, sintetica ma efficace, deve renderci consapevoli che la “ventata” riformista non può riguardare solo la politica e la pubblica amministrazione ma deve avere la capacità strutturale di incidere soprattutto sugli investimenti e, quindi, sull’occupazione. Come?  Sfruttando la flessibilità sul Deficit e il risparmio sul calo dello spread per finanziare la crescita, riducendo la pressione fiscale per famiglie e imprese.

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha sottolineato che il credito all`economia continua a contrarsi in Italia, come dimostrano anche i nostri dati che certificano che  lo stock di prestiti alle imprese – comprensivi delle sofferenze – si è fermato ad agosto a quota 913 miliardi: ben 103 miliardi di euro di prestiti in meno rispetto al novembre 2011, con un crollo complessivo del 10,2%”.
Presidente, le imprese di Bari soffrono il credit crunch?

Le banche hanno la grande responsabilità di non aver immediatamente “reagito” ai primi segnali di crisi. Il piccolo negozio di vicinato, a conduzione prevalentemente familiare, ha pagato la trasformazione del rapporto con gli istituti bancari locali  passato, troppo rapidamente, da un sistema in cui bastavano una stretta di mano o una valutazione personale ad un altro sistema (Basilea) in cui contavano solo carte e bilanci. Lì è iniziata la stretta sul credito che ha reso il terreno fertile per lo sviluppo della crisi commerciale.

La deregulation selvaggia degli orari delle attività commerciali, complice la crisi, ha già cancellato in tre anni dalle cinque maggiori città d’Italia oltre 10mila negozi, con le conseguenti ricadute occupazionali. Confesercenti si confronterà, alla Camera dei Deputati, con esponenti dei gruppi parlamentari e delle forze sociali per un radicale cambiamento delle norme approvate, e che ora passano al vaglio del Senato, che impongono solo sei chiusure obbligatorie contro le dodici iniziali contenute nella proposta di legge Senaldi.
Cosa fare per tutelare il piccolo commercio dei nostri centri urbani?

La liberalizzazione deregolamentata dell’economia è dannosa poiché non aumenta né i consumi, né l’occupazione e tantomeno la concorrenza, mentre ha accelerato il processo di desertificazione dei centri urbani delle nostre città. Purtroppo l’esito della proposta di iniziativa popolare, promossa da Confesercenti, dimostra lo scollamento tra questo Parlamento e il popolo di imprenditori e cittadini, firmatari e non, di quella iniziativa. Per cercare di tutelare il commercio nei centri urbani, a Bari e provincia, stiamo puntando molto sui Distretti urbani commerciali. Ritengo questa strada l’unica in grado di apportare reali benefici nell’immediato. Quantomeno avremo la possibilità di sperimentare qualcosa di estremamente raro al Sud: la collaborazione tra pubblico e privato e, soprattutto, il dialogo tra imprenditori del commercio. In attesa di qualche concreto segnale di ripresa…

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