Circa 6,9 miliardi di rincari dai carburanti e 7,1 miliardi dalle bollette. Aggravio cancellerebbe il beneficio del DL Bollette per le imprese. Effetti anche su inflazione – che potrebbe salire al 2,5% – consumi (-3,9 miliardi) e Pil (-5,5 miliardi)
I rincari di carburanti ed energia seguiti all’esplosione del conflitto in Iran rischiano di tradursi in una stangata complessiva da 14 miliardi di euro all’anno per le famiglie. A quadro invariato e in assenza di interventi correttivi, gli italiani spenderebbero 6,9 miliardi in più per i carburanti e 7,1 miliardi per le bollette. Parallelamente, per lo Stato si determina un maggiore incasso IVA pari a 1,9 miliardi di euro complessivi, di cui 1,2 miliardi dai carburanti e 700 milioni dalle bollette.
È la stima di Confesercenti sugli effetti dei rincari dei prezzi di energia e carburanti in corso, elaborata insieme al Gruppo d’Acquisto di Confesercenti Innova srl Energia Ambiente.
L’aumento di fatto “cancellerebbe” il beneficio del DL Bollette, e colpirebbe in modo diretto due componenti obbligate della spesa, comprimendo la capacità di acquisto di famiglie e attività economiche e sottraendo risorse ai consumi e agli investimenti. Il peso di carburanti e bollette sul bilancio delle famiglie passerebbe infatti dal 7,4% del 2025 all’8,4% del 2026. Per le imprese, gli aumenti sono già consistenti: per l’energia elettrica si stimano +1.282 euro l’anno per un ristorante con 50.000 kWh di consumi, +770 euro per un albergo da 30.000 kWh e +3.026 euro per un supermercato con 111.000 kWh. Sul gas, l’aggravio annuo è di +630 euro per un ristorante con 6.228 metri cubi di consumi e di +800 euro per un albergo con 8.803 metri cubi.
Le ricadute si estenderebbero all’intera economia. L’impatto sull’inflazione porterebbe il tasso dal 1,8% di baseline al 2,5%. I consumi reali subirebbero una riduzione di 3,9 miliardi di euro, con la crescita che scenderebbe dal +0,8% al +0,5%. Anche il Pil ne risentirebbe, con un impatto negativo stimato in 5,5 miliardi e una crescita rivista dal +0,7% al +0,4%.
“Le famiglie – ma anche le imprese – rischiano di pagare un conto pesantissimo, mentre l’erario incasserebbe un extragettito IVA consistente”, commenta il Presidente di Confesercenti Nico Gronchi. “È una dinamica che va corretta: almeno una parte di queste risorse deve essere restituita per attenuare l’impatto dei rincari su consumi, attività economiche e crescita. Ma il nodo non è solo l’emergenza. Serve anche mettere mano in modo strutturale alla fiscalità sull’energia: i rincari si scaricano infatti su un comparto già gravato da un peso fiscale eccessivo, come è stato rilevato anche a livello europeo. Per questo non bastano misure tampone: occorre una riforma che alleggerisca stabilmente il carico su energia e carburanti e renda il sistema meno esposto a ogni nuova fiammata dei prezzi. L’Italia resta particolarmente vulnerabile agli shock energetici, che pesano sui costi delle imprese e sui bilanci delle famiglie, i cui margini sono già molto ristretti, producendo una contrazione dei consumi. Per questo servono strumenti strutturali, dall’accisa mobile alla riduzione degli oneri di sistema, per evitare che ogni nuova tensione sui mercati si trasformi in un freno per famiglie, imprese e domanda interna”.