“Commercio bene comune”: Confesercenti Torino lancia la raccolta di firme per sostenere negozi e mercati

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Il Presidente Nettis: “Non sono soltanto attività economiche: rendono le città più vive, più accessibili, più accoglienti e più sicure”

“Abbiamo sfiorato quota 4.000 in pochi giorni: il cammino è ancora lungo ma siamo sicuri di farcela perché si tratta di un problema che non riguarda solo i commercianti, ma tutti i cittadini, la qualità della nostra vita e l’idea di città che vogliamo immaginare per noi e i nostri figli”: così Vincenzo Nettis, presidente di Confesercenti Torino, lancia la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare per la costituzione di Zone Economiche di Prossimità (ZesPro) per sostenere negozi e mercati e contrastare il progressivo svuotamento economico e sociale di molte aree urbane. La finalità è quella – si legge nel testo della legge – di “assicurare la continuità dei servizi essenziali e di prossimità alla popolazione residente, contrastare i fenomeni di rarefazione commerciale e rafforzare il tessuto economico locale al fine di tutelare la rete di vicinato, salvaguardare i presidi multiservizio e promuovere forme di aggregazione tra imprese operanti nei territori interessati”. Per presentare la legge servono almeno 50.000 firme.

“Finora gran parte delle firme – ha spiegato Nettis durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa tenutasi questa mattina al caffè Elena di piazza Vittorio Veneto – è stata raccolta online, ma dai prossimi giorni partiremo con una serie di iniziative sul territorio: saremo presenti nelle vie e sui mercati di Torino e dei maggiori comuni della provincia per raccogliere le adesioni di commercianti e cittadini.

Alla conferenza stampa erano presenti diversi consiglieri comunali, presidenti di circoscrizione e l’assessore al Commercio, Paolo Chiavarino, che ha definito la raccolta di firme “una iniziativa preziosa. La ZesPro può diventare uno straordinario strumento di presidio del territorio e di sostegno al commercio di vicinato. I Duc – distretti urbani del commercio – vanno nello stesso senso: è per questo che dopo quello centrale, il Comune – ha annunciato Chiavarino – ne promuoverà altri due, uno per Torino Sud e l’altro per Torino nord”. Pierino Crema, presidente della Commissione Commercio del Comune di Torino, ha annunciato un ordine del giorno a sostegno della raccolte firme che verrà portato in consiglio comunale prima dell’estate.

“Le imprese di prossimità – ha detto Nettis – sono un valore per tutti: negozi, pubblici esercizi, botteghe, servizi e imprese diffuse nei quartieri e nei centri urbani non sono soltanto attività economiche: rendono le città più vive, più accessibili, più accoglienti e più sicure. Dove c’è un’impresa di prossimità, c’è un presidio sociale, c’è una vetrina accesa, una strada più frequentata, un servizio vicino alle persone, un punto di riferimento per residenti, famiglie, anziani, giovani e visitatori. Sono anche una ricchezza che resta nei territori, dando valore a quartieri, abitazioni, sistemi economici locali. Le imprese di prossimità non delocalizzano: investono dove operano, creano lavoro locale e contribuiscono alla tenuta economica e sociale delle comunità. Purtroppo questo patrimonio, non solo economico ma anche sociale, rischia di ridursi ai minimi termini, se non si interviene con urgenza e determinazione”.

“Noi – ha aggiunto il vicepresidente di Confesercenti, Fulvio Griffa non vogliamo contributi a pioggia, ma una normativa che crei un contesto favorevole alle attività del commercio: non è una rivendicazione di categoria perché il commercio è un ‘bene comune’ che, come tale, va tutelato. Contesto favorevole significa anche una tassazione diversa dall’attuale, che favorisce scandalosamente i i giganti del web a scapito delle imprese del territorio”.

“D’altra parte – ha continuato Nettis – i dati sull’andamento del commercio a Torino e in Piemonte spiegano e giustificano pienamente questa nostra iniziativa. Fra il 2019 e il 2026 (il dato è aggiornato al primo trimestre) il commercio a Torino ha perso oltre il 13% delle imprese e le percentuali sono ancora peggiori se consideriamo la Provincia e la Regione. Stiamo parlando di negozi e mercati; ma anche il settore della somministrazione, che pure è il più dinamico, ha subito una contrazione di quasi il 10%, perché a fronte di una crescita dei ristoranti dobbiamo registrare una contrazione del numero di bar. E vi sono settori in cui il calo non è del 13%, ma del 25% o del 30%: mi limito a citare le edicole (quasi soppiantate dall’informazione online), i negozi di abbigliamento (alle prese con la concorrenza sleale delle grandi piattaforme del web), gli stessi mercati (le cui difficoltà ne limitano la tradizionale funzione di calmiere dei prezzi).

“Se consideriamo le sole aperture la situazione ci appare ancora più preoccupante. Nel 2013 le aperture furono 4.581; nel 2025 si sono ridotte a meno di 1300. In pratica, per ogni negozio che ha aperto ne hanno chiuso 2,4. Solo dieci anni fa, il rapporto fra chiusure e aperture era di 1,5. Se questa tendenza proseguisse senza inversioni, già nel 2034 il numero di nuove aperture potrebbe arrivare vicino allo zero, segnando la fine del commercio come lo conosciamo: una prospettiva che dovrebbe spaventare non solo i commercianti. Per questo – ha concluso – chiediamo a tutti i cittadini di firmare la nostra proposta“.

I NUMERI DEL COMMERCIO A TORINO E IN PIEMONTE / DATI E CONFRONTI

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