Commercio, Confesercenti: altro prevedibile tonfo per i negozi

Mancato spostamento Black Friday è stato un disastro per il retail fisico, cresce solo l’online

Un altro prevedibile tonfo. Come confermano i dati Istat, purtroppo, il crollo delle vendite al dettaglio di novembre dimostra come la decisione di non spostare il Black Friday sia stato un grave errore: con i negozi di nuovo sottoposti a restrizione, la giornata di sconti ha causato lo spostamento di importanti quote di mercato verso l’online, che a novembre ha realizzato un incremento di oltre il 50%, il terzo aumento più importante di sempre dopo giugno e ottobre scorso.  

Così l’Ufficio economico Confesercenti commenta i dati sul commercio al dettaglio di novembre diffusi oggi da Istat.

A novembre, la seconda ondata ha ‘chiuso’ del tutto oltre 190mila negozi nelle regioni rosse, a cui si sono aggiunte altre 68 mila attività in Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna cui è stato imposto lo stop di domenica e almeno altri 50mila negozi nelle gallerie commerciali per cui il divieto di apertura, invece, è stato esteso a tutto il weekend. Una chiusura di massa che di fatto ha reso impossibile ai negozi partecipare ai vari Black Friday e Black Weekend, con grande vantaggio dell’online: per questo avevamo chiesto di spostare la promozione fino al momento della riapertura dei punti di vendita fisici, intervento purtroppo fallito per il mancato accordo delle altre parti sociali.

Lo spostamento di quote di mercato dal retail fisico al web, sui cui avevamo lanciato l’allarme, è però confermato dai dati Istat. A parte l’online, infatti, il crollo delle vendite è evidente in tutti i canali distributivi. A soffrire soprattutto i prodotti non alimentari, ma il calo è generalizzato a tutti i comparti merceologici (-15% in valore e in volume), con l’eccezione delle dotazioni per l’informatica, che da maggio ad oggi crescono su media d’anno del 15%. Particolarmente drammatico l’arretramento dei consumi per le Calzature – che registrano un crollo del -46%  e l’Abbigliamento (-38%).

Ora si attendono, con forte preoccupazione, i dati sulle cessazioni di attività nei i primi mesi del 2021 che restituiranno un quadro di un settore al collasso: la valutazione di molti imprenditori di interrompere l’attività a conclusione di un anno difficilissimo, tra deterioramento della liquidità e dei fatturati a causa della pandemia e la mancanza di maggiori regole, a tutela dei consumatori e della concorrenza tra piccole e grandi imprese.

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