Commercio, Confesercenti Bari: “il 2016 anno nero migliaia di saracinesche chiuse”

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Il 2016 bisesto e funesto? No, le vecchie credenze popolari non c’ entrano nulla. Sono i numeri che parlano e lo fanno senza lasciare spazio a fraintendimenti. Il 2016 è stato un altro anno nero per il commercio barese. Stando agli ultimi rilievi effettuati dalla Camera di Commercio nel settore del commercio al dettaglio e all’ ingrosso, a fronte di 10.882 attività registrate, delle quali 9.662 attive, e delle 410 nuove iscrizioni, hanno abbassato la saracinesca ben 678 realtà commerciali. Facendo un rapido calcolo, il saldo finale tra aperture e chiusure è di -268. E se in città si piange, non si ride neanche in provincia. Anzi. Nel territorio della Città metropolitana, sempre nel settore del commercio al dettaglio e all’ ingros so, a fronte delle 44.555 attività registrate, delle quali 41.015 attive, le 1.874 nuove iscrizioni effettuate nel 2016 sono state travolte dalle 2.835 cessazioni. E anche in questo caso il saldo finale è sempre in negativo con un – 961. Ma dare colpe all’ anno bisestile sarebbe sciocco. In realtà, da anni ormai un trend negativo attanaglia il mondo del commercio. Da una parte una crisi economica che non demorde, nonostante i proclami, dall’ altra, la grande distribuzione e le grandi catene di negozi low cost additate come i nemici numero uno del commerciante. Terzi, e non ultimi, la pressione fiscale e gli elevatissimi costi di locazione, soprattutto nel centro murattiano, proibitivi ai più e a volte oggetto di speculazione. Non nega l’ evidenza dei numeri il presidente della Confesercenti di Bari e provincia. «Anche per l’ anno conclusosi da poco i dati non sono affatto incoraggianti commenta Benny Campobasso – Bari e la provincia soffrono all’ unisono e c’ è poco da stare allegri. Le cause? Tante e complesse, ma la prima è sicuramente la minore disponibilità a spendere da parte dei potenziali acquirenti. Insomma, gira davvero poco denaro». Ma Campobasso vuole vedere la luce in fondo al tunnel e si cimenta con una lettura diversa della città. «Da un po’ di tempo, alcuni studi di architettura, ci contattano per sapere come le attività commerciali possano incidere e insistere su queste nuove operazioni di restyling in corso a Bari – prosegue il presidente della Confesercenti – E sono gli stessi studi che stanno per partecipare ad alcune gare indette dal Comune. Ecco, io penso che sia i cantieri in corso d’ opera presenti in città, e non mi riferisco solo a quello di via Sparano, sia quelli che verranno, e penso al waterfront a ridosso della città vecchia e a quello di San Girolamo o al recupero del lungomare sud della città, possano rappresentare la chiave di volta, economica e commerciale, per questa città. Il commercio barese ha sempre dato le spalle al mare, si diceva che negozianti e clienti non dovessero distrarsi dall’ acquisto. Credo che i tempi siano maturi affinché anche il commercio torni a guardare il mare e ad interagire con esso. D’ altronde, lo spirito levantino di Bari è partito proprio dal mare, non vedo perché non si possa sanare questa imperdonabile frattura». E a proposito di mare, si vocifera che una nuova nave da crociera, pronta a solcare a breve le acque baresi, sia la prima a fermarsi per una intera notte attraccata nel porto. Che significa? Che per la prima volta, i turisti a bordo, invece di sostare solo poche ore pomeridiane in città, giusto il tempo di essere sballottati sui pullman e portati in trasferta nell’ hinterland barese, potranno volendo passare una serata a Bari. Spetta alla città essere pronta ad attrarli e a farli scendere dalla nave. Ma sull’ importanza della riqualificazione dei centri urbani è d’ accordo anche il presidente della Camera di Commercio e di Confcommercio regionale che, però, inneggia anche all’ innova zione. «Al di là delle solite tiritere sul potere d’ acquisto delle famiglie e sul calo dei consumi che impazza dappertutto, ci sono due grandi temi, la riqualificazione dei centri urbani e il bisogno di rinnovarsi – commenta Sandro Ambrosi – Dobbiamo convincerci che certi livelli di commercio, a cui eravamo abituati, non torneranno più perché nel frattempo tutto è cambiato, usi e consumi. E in attesa che in questo Paese si metta mano alla riforma del sistema fiscale, la prima che si sarebbe dovuta fare in termini di priorità, c’ è bisogno che i commercianti capiscano che il modo di fare impresa è cambiato. Esiste il mondo della rete che nel solo 2016 ha fatturato, in Italia, 17miliardi di euro a fronte dei 13milioni del 2015. Questo è il nuovo trend, ammodernare le aziende, riqualificare i centri urbani e attivarsi sui nuovi canali di vendita. Però, e anche in questo il nostro Paese latita, il sistema di vendita on line deve essere equiparato a quello dei normali esercizi commerciali. Al momento si tratta solo di una concorrenza sleale. Come vengono pagati i dipendenti? Dove stanno le sedi fiscali? Quanto pagano di tasse? Quando avremo regole uguali per tutti, anche la rete sarà una concorrente con cui misurarsi ad armi pari».

Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

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