Manuela Ulandi è stata confermata Segretaria provinciale Confesercenti per i prossimi quattro anni dall’Assemblea elettiva dell’associazione, che si è svolta lunedì 30 Marzo
All’assemblea ha partecipato il Coordinatore Regionale Dott. Carlo Chiama. Manuela Ulandi, nata ad Alessandria, ha 2 lauree ed un master, risiede da sempre in Alessandria, è vegetariana e ama moltissimo gli animali, la danza classica e la musica lirico-sinfonica. In Confesercenti si occupa di politica sindacale, rapporti con le pubbliche amministrazioni, partecipa a bandi ed organizza e gestisce manifestazioni a sostegno del commercio.
Al momento della nomina Manuela Ulandi ha dichiarato: “Ringrazio Confesercenti per la fiducia che mi conferma con la nomina da Segretaria Provinciale. Mi impegnerò, come ho sempre fatto, con entusiasmo e passione perché credo fermamente nel valore autentico delle economie di prossimità, come elemento vitale delle città.” La Ulandi ha già tracciato l’agenda su cui si impegnerà Confesercenti Alessandria nei prossimi quattro anni, mettendo a terra il Manifesto, quale strumento politico e programmatico per guidare le assemblee provniciali nella definizione di una visione comune: un’Italia che non lascia indietro nessun territorio e nessuna impresa.
“ L’economia italiana nel 2025 è stata segnata da elementi strutturali di vulnerabilità: la crescita moderata e incerta, i consumi delle famiglie stagnanti o in arretramento, gli effetti ancora presenti dell’inflazione e dei così energetici, tensioni geopolitiche e commerciali che comprimono investimenti ed esportazioni, tassi di interesse ancora alti che frenano credito e liquidità e non per ultimo un inverno demografico che impatta direttamente su domanda interna e servizi.
Il comparto della distribuzione commerciale è il settore economico che nel corso degli ultimi 25 anni ha subito le più profonde trasformazioni. Le liberalizzazioni hanno rivoluzionato la morfologia della rete distributiva, modificato le abitudini dei consumatori e portato alla riorganizzazione delle politiche di vendita di tantissime imprese.
Di certo la rete degli esercizi tradizionali, quella che oggi preferiamo definire di prossimità o di vicinato, lo si percepisce anche ad occhio nudo, senza fare ricorso ai dati statistici, ne è stata particolarmente interessata. Nel 2025, per ogni apertura di un negozio ci sono state quasi tre chiusure, con il rischio di aperture zero entro il 2034. Piccoli comuni, vaste aree urbane di medie e grandi città risultano interessate da vasti processi di desertificazione commerciale. In quindici anni, le quote di mercato fra i diversi canali distributivi hanno comportato un travaso dalla rete tradizionale a favore della GDO e dell’e-commerce.
Continua Manuela Ulandi insistendo sul tema della desertificazione commerciale, quale emergenza nazionale
La desertificazione commerciale non è solo la chiusura di negozi: è la perdita di un’infrastruttura sociale essenziale. Negli ultimi dieci anni: sono scomparse decine di migliaia di attività di prossimità; nei piccoli comuni il fenomeno è più rapido e più grave; nelle città medie e nelle metropoli assume forme diverse, legate ad alti costi e trasformazioni nei consumi, inoltre intere comunità rimangono “senza servizi”, costrette a spostarsi per bisogni primari.
Le cause principali sono riconducibili al declino demografico, ad una crescita dell’e-commerce e alla concentrazione nelle mani di pochi giganti, all’ aumento dei costi fissi e di gestione, alle difficoltà di accesso al credito per le MPMI, ma anche all’inadeguatezza delle infrastrutture (traspor, banda larga, logistica) e agli squilibri territoriali e urbanistici.
Confesercenti considera questo fenomeno una delle principali minacce alla qualità della vita e alla sicurezza dei territori italiani.
La Ulandi menziona la nuova agenda per i territori: le priorità Confesercenti Costruire un nuovo patto tra Stato, Regioni, Comuni e imprese del terziario.
- Contrastare la desertificazione commerciale;
- Promuovere politiche strutturali di rigenerazione urbana;
- Investire in infrastrutture territoriali e sanità di prossimità;
- Sostenere gli esercizi di vicinato e i servizi essenziali;
- Prevedere incentivi fiscali e contributivi per chi investe nei territori fragili;
- Riequilibrare la concorrenza con le piattaforme digitali;
- Diffondere l’innovazione “a misura di MPMI”;
- Valorizzare il turismo sostenibile e i patrimoni locali;
- Riformare il calendario dei saldi per tutelare il commercio di prossimità;
In conclusioni: tornare a mettere il territorio al centro
Confesercenti afferma con forza che non esiste futuro per l’Italia senza il rilancio dei suoi territori. Dalle grandi città ai borghi, dalle aree interne ai distretti metropolitani, le imprese del commercio, del turismo e dei servizi sono il vero tessuto connettivo del Paese. Rigenerare l’Italia significa: sostenere le comunità; mantenere i servizi; far tornare le persone nei luoghi; creare lavoro radicato; dare valore alla prossimità e all’identità locale; costruire un modello di sviluppo sostenibile e diffuso” – menziona Manuela Ulandi.