Confesercenti Arezzo: Moneta elettronica Checcaglini chiede ai parlamentari aretini attenzione

Checcaglini: “E’ importante evitare il rischio di frenare i consumi ai danni delle attività”

La Confesercenti Arezzo chiede ai parlamentari aretini di prendere a cuore le difficoltà del piccolo commercio in relazione alla questione della moneta elettronica che in questi giorni sta preoccupando la categoria. Nel settore del commercio, dei servizi alle imprese e del turismo,  c’è il timore che l’introduzione delle nuove normative inerenti la moneta elettronica possano frenare i consumi scoraggiando gli acquisti qualora i pagamenti passassero obbligatoriamente ed esclusivamente tramite la moneta elettronica.
Per Confesercenti il recupero del gettito fiscale non deve passare necessariamente dalle piccole medie imprese. È necessario infatti pensare a una normativa capace di regolare il commercio elettronico dei giganteschi player stranieri.

“Suggeriamo al legislatore di metter al primo punto” dichiara Mario Checcaglini direttore di Confesercenti Arezzo “il recupero dell’evasione, anche qualora si definisca elusione, da parte dei grandi player del commercio elettronico che sempre più conquistano fette maggiori di mercato della distribuzione con politiche aggressive sui prezzi facili da fare per chi si può permettere di non fare il proprio dovere nei confronti del fisco del paese dove il prodotto è collocato. Una considerazione che non nasce da Confesercenti ma che è trova continua conferma nelle annuali relazioni della Corte dei Conti che puntualmente indica la crescente gravità del problema”.

Per Confesercenti nel momento di preparazione della manovra economica per il 2020 mentre si è acceso il dibattito sulla volontà del Governo di recuperare risorse tramite una stretta sull’evasione, è importante che i parlamentari riflettano sulle conseguenze che possono seguire  in caso dell’imposizione della moneta elettronica.
“È evidente” commenta Mario Checcaglini “che qualora fosse prevista una norma che obbliga, ma leggiamo che in merito c’è una discussione in corso, questa scelta si tradurrebbe in una riduzione dei consumi. Una scelta che dovrà passare anche attraverso la consultazione delle categorie economiche. E sono vari i motivi. Primo fra tanti, è la stretta connessione tra la diffusione dei pagamenti e la propensione di tanti consumatori a utilizzare questo strumento”.

“La difficoltà di tante persone, e non solo quelle anziane” aggiunge Checcaglini “rischia di tradursi in una riduzione dei consumi, già peraltro ‘sottotono’ da tempo. L’invito quindi, che come Confesercenti ci sentiamo di suggerire, è quello di agire sui costi delle transazioni e degli strumenti accessori in modo che per il futuro, un costo ridotto potrà favorire la diffusione della forma di pagamento elettronico, piuttosto che imporre l’obbligatorietà che al contrario sarebbe vista come una ulteriore difficoltà alla ripresa dei consumi. Crediamo che la moneta elettronica debba essere una opportunità e non un obbligo. Per farla diventare una opportunità è quindi necessario ridurre i costi che gravano sulle imprese.

“Ci piacerebbe” conclude Checcaglini “che la volontà di recuperare quote di evasione non passi ancora una volta attraverso le piccole imprese. Agli onorevoli aretini quindi chiediamo che si adoperino, siano di maggioranza o di opposizione al Governo, per evitare che la necessità di risorse si traduca in maggiori aggravi per la piccola impresa. Le imprese soffrono; lo vediamo quotidianamente. Aiutiamole”.

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