Confesercenti Biella: “La responsabilità dello sviluppo della pandemia non è dei commercianti biellesi”

L’Associazione: “Non è possibile contemporaneamente fare l’esercente e il tutore dell’ordine e controllare che fuori dai locali non ci siano assembramenti”

In questi giorni leggiamo ed ascoltiamo le più svariate ricette su come si sia sviluppata l’epidemia da Covid-19.
E’ bene, una volta per tutte, mettere ordine sulle responsabilità di questo secondo lockdown.
I commercianti biellesi non sono certo la causa dello svilupparsi della pandemia.

Voglio ricordare che dopo il primo lockdown di questa primavera, che tutti abbiamo subito e accettato come inevitabile, in Italia e in mezzo mondo, ci aspettavamo una ripresa diversa. La temuta seconda ondata è avvenuta probabilmente per il semplice fatto che doveva accadere: ma certamente qualcuno ha dato una mano in questo senso.

Mi riferisco al Governo che ha ritenuto, dopo mesi di chiusura, di lasciare andare sostanzialmente a ruota libera la Nazione sperando che ci fosse una riapertura intelligente .
Così non è stato e questa estate abbiamo assistito ad assembramenti in tanti luoghi senza che ci fossero i dovuti controlli da parte delle Forze dell’Ordine; anche la Politica ha dato purtroppo spesso pessimi esempi comportamentali che hanno fatto ritenere ad alcuni che l’epidemia potesse essere messa nel dimenticatoio.
E la colpa di chi è?

I commercianti e i titolari di bar e ristoranti hanno speso tempo e denaro per mettersi a norma; hanno dovuto spesso reinventare le modalità di vendita e somministrazione. E in più avrebbero anche dovuto controllare che fuori dai locali non ci fossero assembramenti. Non è possibile contemporaneamente fare l’esercente e il tutore dell’ordine.
In questo secondo lockdown abbiamo assistito alla emanazione di decreti del Presidente del Consiglio che non sono stati il massimo della chiarezza e della saggezza.

Certo è difficile fare bene per tutti ma alcune norme suonano male: sono chiusi i negozi all’interno dei Centri Commerciali ed è aperta l’Ikea……E’ solo un esempio….tanto per capirci.
E’ comprensibile l’obbiettivo del decreto: “ridurre al massimo le possibilità di assembramenti “. Ma c’è modo e modo.

Le nostre attività commerciali hanno patito il primo lockdown con forza e dignità consapevoli che nessun ristoro economico avrebbe potuto annullare le perdite di quei mesi; ora subiamo un secondo lockdown senza avere nessuna colpa. Terremo aperti i negozi ove la Legge ce lo consente, con il rispetto dei protocolli previsti. Continueremo a mantenere vive, in ogni forma, le nostre attività.

Ma occorre che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, Governo, Regione, Sindaci, ci metta nelle condizioni di tornare a lavorare nel più breve tempo possibile.
Siamo, come associazione di categoria, in continuo contatto con il Governo e faremo tutto il possibile affinché le riaperture avvengano in sicurezza e che non ci sia una terza ondata di contagi.
Ne va della sopravvivenza delle nostre attività.

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