L’Associazione: “I bar restano luoghi centrali per economia e socialità, ma il settore deve confrontarsi con costi crescenti, margini più stretti e nuove abitudini di consumo”
Un settore ancora vivace, capace di rinnovarsi e di intercettare nuovi modi di consumo, ma sottoposto alla pressione dei costi e alla trasformazione delle abitudini. È il quadro che emerge dall’analisi di Confesercenti sul mondo dei bar, che riporta l’attenzione sulle condizioni nelle quali operano i pubblici esercizi e sul loro ruolo nella vita delle comunità. Lo studio realizzato dall’Ufficio Economico Confesercenti su dati Infocamere rileva che, tra il 2019 e il 2025, in provincia di Cremona le imprese del comparto sono passate da 1.044 a 902: 142 in meno, pari al 13,6%. Il dato esprime la variazione netta del numero di imprese tra le due date, non il conteggio delle singole chiusure di bar avvenute nel periodo.
Nel capoluogo si passa da 287 a 234 imprese, con una riduzione di 53 unità, pari al 18,5%. La contrazione percentuale nel comune di Cremona risulta quindi più marcata rispetto a quella dell’intero territorio provinciale. A livello nazionale le imprese del comparto sono diminuite di 24.073 unità, pari al 14,2%, passando da 169.839 a 145.766.
«Una parte importante della cultura italiana è passata proprio dai bar e dai ristoranti – sottolinea Agostino Boschiroli, presidente della sede territoriale di Cremona di Confesercenti della Lombardia Orientale –. Quando chiude un bar perdiamo anche un pezzo della nostra quotidianità e della nostra identità. La desertificazione riguarda quindi la possibilità stessa di avere luoghi nei quali una comunità si incontra. Il valore dei pubblici esercizi tiene insieme economia, lavoro e turismo con una dimensione di socialità che dobbiamo preservare».
«La proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti riguarda direttamente anche il mondo della somministrazione – prosegue Boschiroli –. Vogliamo creare condizioni nelle quali investire, innovare e fare impresa nei nostri centri e nei nostri paesi torni a essere sostenibile e attrattivo. Sostenere questa rete significa dare un futuro economico ai territori e alle comunità che li abitano». Nell’analisi nazionale pesano l’aumento dei costi di energia, materie prime, affitti e lavoro, insieme alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Dopo la pandemia, lavoro da remoto e cambiamento delle abitudini hanno modificato i flussi nei centri urbani e le occasioni di consumo. Restano inoltre le difficoltà nel reperire personale e nel ricambio generazionale.
«Molti bar continuano a rinnovare l’offerta, curare la qualità e cercare nuovi modi per incontrare le esigenze dei clienti – evidenzia Enrico Tinelli, presidente territoriale FIEPET Confesercenti –. Questa vivacità merita di essere accompagnata: per attività ad alta intensità di lavoro e con scontrini medi contenuti, mantenere l’equilibrio economico richiede oggi un impegno crescente». «Dobbiamo creare le condizioni perché nuove imprese possano nascere, quelle esistenti possano innovare e il ricambio generazionale torni a essere possibile. Servono investimenti, formazione e qualificazione professionale, insieme a strumenti che rendano più sostenibile la gestione delle attività. Aprire o rilevare un pubblico esercizio deve continuare a rappresentare una prospettiva imprenditoriale attrattiva, anche per i giovani».
Da qui il collegamento con la proposta di legge di iniziativa popolare “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”, promossa da Confesercenti per contrastare la rarefazione commerciale e rafforzare il tessuto economico locale. Tra gli strumenti previsti vi sono le Zone Economiche Speciali di Prossimità (ZESpro), con misure fiscali, finanziarie e di semplificazione, oltre a un Fondo e a un Osservatorio dedicati alla rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità.
«Vogliamo che anche gli imprenditori dei pubblici esercizi sentano questa proposta come propria – concludono Boschiroli e Tinelli –. Negozi, bar, ristoranti e servizi sono parti della stessa rete economica e sociale. Sostenere la proposta significa chiedere una politica organica capace di accompagnare il cambiamento e mantenere vive le attività di prossimità».
La campagna nazionale punta alla raccolta di almeno 50.000 firme per presentare la proposta al Parlamento. Confesercenti invita imprenditori e cittadini a sottoscriverla, anche online attraverso le indicazioni disponibili sul sito nazionale.