Confesercenti del Biellese: il 4 maggio, per i dati sanitari, forse non apriranno nemmeno le poche attività che hanno via libera

Oltre a chiedere aiuto allo Stato rivendichiamo anche aiuti dalle amministrazioni locali

“Il 4 maggio data che avevamo pensato come quella delle riaperture delle nostre attività si avvicina, ma purtroppo non sarà come ci auguravamo. Probabilmente in Piemonte, non riapriranno nemmeno quelle poche attività a cui l’ultimo DPCM ha dato il via libera, in quanto i dati sanitari della nostra regione, non sono affatto in discesa”.

Così Confesercenti del Biellese che aggiunge: “Come associazione assolutamente non vogliamo essere né irresponsabili, né c’è bisogno di ripetere che la salute viene prima di tutto, ma pensiamo di poter dire, con tutte le precauzioni necessarie, che si può ipotizzare anche in Piemonte una ripartenza. Se davvero la situazione in regione è ancora molto grave, allora dovremmo forse rimanere zona rossa noi, così come è avvenuto in altre zone d’Italia, quando il virus ha incominciato a manifestarsi ed avere quindi aiuti di Stato maggiori di quelli che sono stati previsti”.

“E’ noto – prosegue Confesercenti del Biellese – l’abbiamo scritto e richiesto più volte che rivendichiamo anche aiuti dalle amministrazioni locali. Fino ad ora non è arrivato nulla, se non qualche annuncio, ma solamente di sospensione di pagamenti dei tributi locali. Non ci basta! Non stiamo producendo rifiuti, non stiamo utilizzando gli spazi pubblici che abbiamo in concessione per svolgere i mercati comunali o per esercitare l’attività nei nostri dehors, le nostre insegne non producono effetti pubblicitari, perché i nostri esercizi sono chiusi. Ormai è certo che purtroppo qualcuno non alzerà più la saracinesca, perché già in questo paese, non si era mai dato ossigeno a chi di suo aveva impegnato risorse per aprire un’attività in proprio e dato da lavorare a parecchi dipendenti. L’abbiamo sempre detto, che se muore il commercio, muore la città e allora chiediamo più forte che mai, che i sindaci tutti del Biellese, scrivano e deliberino subito l’azzeramento di tutti i tributi locali per il periodo di imposizione della chiusura dei negozi e prendano seriamente in considerazione di abbattere le tariffe per il periodo dell’anno che rimarrà per lavorare”.

“Alcuni sindaci – aggiunge – l’hanno già fatto, citiamo Moncalieri per parlare dell’ultimo di cui la stampa ha dato notizia: ha istituito un fondo di 100.000,00 euro per abbattere le tariffe, anche quelle dei rifiuti, che come sappiamo nei comuni Biellesi sono fatturate da SEAB, quindi società esterna e non tributo incassato direttamente dai comuni. Il problema della tassa rifiuti rimane uno di quelli più forti, se si pensa come già i comuni biellesi che hanno applicato la TARIP siano tartassati. A Biella, è rimasto in sospeso con il Covid 19 il problema di capire come sia possibile chiedere cifre esorbitanti, così come sono state chieste con gli acconti TARIP 2020 agli esercenti attività commerciali!!!!”.

“Chiediamo – sottolinea Confesercenti del Biellese – che i sindaci prendano ad esempio il loro collega presidente di ANCI, sindaco del comune di Bari, Antonio Decaro, che ha previsto oltre all’azzeramento della tassa di occupazione suolo pubblico e della tassa rifiuti, per i periodi di chiusura, di aumentare, senza burocrazia e senza costi aggiuntivi, lo spazio esterno per i dehors dei locali, per permettere di lavorare in sicurezza con le distanze di prevenzione. Importantissimo: ha previsto di raggiungere come amministrazione comunale un accordo con i proprietari degli immobili, al fine di avere una riduzione di canoni di affitto dei muri dei negozi, che è impensabile poter lasciare alle cifre di prima del Covid-19: nessuno potrà più pagare quelle cifre! E ancora, ha stanziato un fondo per una piattaforma on line per le attività, così che possano ricevere gli ordini per le consegne a domicilio, le vendite on line o fissare appuntamenti per recarsi nei negozi, al fine di evitare assembramenti”.

“I sindaci Biellesi – conclude – non perdano altro tempo, dimostrino di essere vicini agli esercenti della città e dei paesi, che si sono dimostrati, se ce n’era bisogno, indispensabili, con le loro consegne a domicilio in questo periodo. I soldi dovrebbero anche arrivare ai comuni dallo Stato, ma al momento impegnino gli avanzi di amministrazione!”.

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