Il Presidente Mei: “A risentirne sono soprattutto i negozi di vicinato, i bar, i ristoranti, le attività della moda e i servizi legati al tempo libero”
Il caro vita continua a pesare sulle famiglie e sulle imprese e rischia di avere conseguenze particolarmente pesanti anche sull’economia della provincia di Grosseto, dove commercio, turismo e pubblici esercizi rappresentano componenti fondamentali del tessuto economico e sociale. A lanciare l’allarme è Confesercenti Grosseto, alla luce degli ultimi dati diffusi dall’Istat e dei risultati del sondaggio nazionale Confesercenti-Ipsos, secondo il quale oltre nove italiani su dieci hanno già modificato le proprie abitudini di consumo per fronteggiare gli aumenti dei prezzi.
Un quadro preoccupante, aggravato dall’inflazione che a ottobre ha raggiunto il 5,4% e che, secondo le proiezioni di Confesercenti, potrebbe superare il 6% entro la fine dell’anno, mettendo a rischio 1,4 miliardi di euro di consumi nell’ultimo trimestre a livello nazionale.
«Questi dati devono far riflettere anche sul futuro economico della nostra provincia – commenta Massimiliano Mei, presidente provinciale di Confesercenti Grosseto –. Quando le famiglie sono costrette a destinare una quota sempre maggiore del proprio reddito alle bollette, ai carburanti e ai beni essenziali, inevitabilmente riducono tutto ciò che considerano rinviabile. A risentirne sono soprattutto i negozi di vicinato, i bar, i ristoranti, le attività della moda e i servizi legati al tempo libero. Settori che in Maremma hanno un peso economico e occupazionale rilevante».
Il sondaggio Confesercenti-Ipsos evidenzia come il 53% degli intervistati preveda di risparmiare su pranzi e cene fuori casa, il 44% sulle consumazioni al bar, il 41% su vacanze e soggiorni e il 34% su abbigliamento e calzature. Percentuali che si riferiscono al campione nazionale, ma che rappresentano un segnale di attenzione anche per il territorio grossetano, caratterizzato da una diffusa presenza di piccole imprese commerciali, attività ricettive e pubblici esercizi.
«Il rischio è quello di un doppio effetto negativo – prosegue Mei –. Da una parte diminuisce la capacità di spesa dei consumatori, dall’altra aumentano i costi di gestione delle imprese. Un ristorante, un bar, un negozio alimentare o una struttura ricettiva devono affrontare bollette energetiche sempre più onerose, ma non possono trasferire integralmente questi aumenti sui prezzi finali senza rischiare di perdere ulteriormente clientela. Il risultato è una progressiva compressione dei margini economici, che mette in difficoltà soprattutto le attività più piccole».
Una situazione che si inserisce in un contesto già complesso per il commercio locale. Secondo le elaborazioni diffuse da Confesercenti Grosseto, tra il 2019 e il 2025 la provincia ha perso 364 attività del commercio al dettaglio, passando da 3.350 a 2.986 imprese.
«Non possiamo permetterci che il caro vita acceleri ulteriormente il processo di desertificazione commerciale – sottolinea il presidente provinciale –. La chiusura di un negozio non rappresenta soltanto la perdita di un’attività economica, ma significa anche meno servizi per i residenti, meno occasioni di lavoro e una progressiva perdita di vitalità dei centri storici, dei quartieri e dei piccoli borghi della nostra provincia». Particolare preoccupazione riguarda l’ultima parte dell’anno, tradizionalmente importante per le attività commerciali, anche in vista delle festività natalizie.
«Dopo una stagione turistica che ha mostrato andamenti differenziati fra le diverse attività e località della Maremma, il commercio guarda agli ultimi mesi dell’anno con attenzione. Il periodo natalizio rappresenta un momento fondamentale per molte imprese, ma l’incertezza economica e l’aumento dei prezzi rischiano di condizionare fortemente le decisioni di acquisto delle famiglie. Non possiamo pensare che le imprese riescano a sostenersi esclusivamente riducendo i propri margini o moltiplicando le promozioni».
Confesercenti Grosseto condivide quindi la richiesta avanzata dalla Presidenza nazionale di intervenire rapidamente sul costo dell’energia e di rafforzare le misure a sostegno del potere d’acquisto delle famiglie.
«Accogliamo positivamente gli interventi fiscali che possono contribuire a sostenere i redditi, ma è indispensabile che questi benefici non vengano immediatamente assorbiti dai rincari delle bollette e dei beni di prima necessità. Per questo riteniamo fondamentale un provvedimento efficace sul caro energia, capace di alleggerire concretamente i costi per famiglie e imprese».
«Sostenere i consumi significa sostenere l’economia reale dei nostri territori – conclude Massimiliano Mei –. In una provincia come Grosseto, dove le piccole imprese costituiscono una parte essenziale del sistema economico, difendere il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità delle attività di rimanere sul mercato è una priorità. Non si tratta soltanto di salvaguardare fatturati e posti di lavoro, ma anche di preservare quel tessuto di relazioni, servizi e opportunità che rende vivi i nostri centri urbani e i nostri paesi. Servono risposte concrete e tempestive, prima che il rallentamento dei consumi produca conseguenze ancora più difficili da recuperare».