Ne è convinta Confesercenti che parla di un +24% per l’energia elettrica e gas vicino al +33% solo nelle ultime settimane
L’allarme arriva anche dal territorio maremmano, dove l’aumento dei costi energetici sta incidendo in modo diretto su commercio, turismo e servizi. A sottolinearlo è Confesercenti Grosseto, che richiama l’attenzione sulle difficoltà crescenti di imprese già alle prese con margini ridotti e un contesto economico complesso.
Secondo i dati diffusi a livello nazionale, se i rincari dovessero mantenersi su questi livelli fino alla fine del 2026, per le piccole e medie imprese italiane si profilerebbe un aggravio complessivo della bolletta energetica fino a sfiorare i 900 milioni di euro. Una prospettiva che, nel tessuto economico della provincia di Grosseto, rischia di tradursi in un ulteriore aumento dei costi di gestione per attività come supermercati, negozi alimentari, bar, ristoranti e strutture ricettive.
“Nella nostra provincia – spiega Andrea Biondi, direttore provinciale di Confesercenti Grosseto – l’impatto è ancora più evidente, vista la forte presenza di imprese legate al turismo e alla ristorazione. Le attività più energivore, come alberghi e ristoranti, potrebbero trovarsi a sostenere rincari di diverse migliaia di euro l’anno, in un momento in cui i consumi interni rallentano e le famiglie riducono la spesa”.
Una situazione che rischia di avere effetti a catena sull’economia locale. La diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, infatti, comporta un calo dei consumi, con conseguenze dirette su negozi, pubblici esercizi e strutture turistiche, elementi fondamentali per la vitalità dei centri urbani e delle aree più periferiche della Maremma.
Non solo. Il divario con altri Paesi europei, dove i costi dell’energia risultano più bassi, potrebbe incidere sulla competitività dell’offerta turistica locale, mettendo in difficoltà un settore strategico per il territorio.
Per questo Confesercenti Grosseto chiede interventi urgenti. “Servono misure immediate di sostegno su energia e gas – prosegue Biondi – ma anche azioni strutturali, come la riduzione degli oneri di sistema e una politica energetica più stabile e prevedibile. Non possiamo permettere che ogni crisi internazionale si traduca in un freno allo sviluppo del nostro territorio”.
Infine, l’appello alle istituzioni: le imprese locali hanno dimostrato negli anni grande capacità di adattamento, ma non possono affrontare da sole rincari di questa entità. Senza interventi tempestivi, il rischio è quello di nuove chiusure e di una ulteriore perdita di competitività per l’economia maremmana.