Confesercenti Lombardia: “Si alla Lombardia arancione e a nuove misure di sostegno. No a restrizioni regionali o locali”

Il Presidente Rebecchi: “A meno di un mese dal Natale, non possiamo che augurarci che le attività commerciali di ogni merceologia, in sede fissa e su area pubblica, possano quanto prima tornare a rivedere la loro clientela”

«A meno di un mese dal Natale, non possiamo che augurarci che le attività commerciali di ogni merceologia, in sede fissa e su area pubblica, possano quanto prima tornare a rivedere la loro clientela, grazie alla promozione della Lombardia da regione “rossa” ad “arancione”» dichiara il Presidente regionale di Confesercenti, Gianni Rebecchi.

Un importante segno di speranza per imprenditori colpiti come pochi altri dalla pandemia, e per cui “rialzare la serranda” «è anche un’esigenza psicologica», soggiunge Rebecchi, «benché le forti restrizioni comunque in vigore – a partire da quelle sugli spostamenti – non consentiranno certo una rapida ripresa per attività che hanno da sempre espresso il loro più alto valore aggiunto in quel “contatto umano” difficilmente replicabile per le consegne a domicilio, nonostante la capacità di reinventarsi di molti operatori».

Confidando che quanto prima si abbia conferma dell’agognato “cambio di colore”, il Presidente delle Confesercenti Lombarde richiama l’indefettibile ruolo delle istituzioni per scongiurare un’ondata di chiusure che renderebbe ancora più devastanti gli effetti del Covid-19: «ognuno deve fare la propria parte: lo Stato centrale erogando quanto prima risorse per garantire nuovi e tempestivi ristori alle attività in evidente crisi di liquidità; Regione e Comuni per favorire l’applicazione delle norme del DPCM senza introdurre restrizioni locali aggiuntive che aggraverebbero la crisi, peraltro interferendo col sistema di ristori nazionali che anche Confesercenti sta contribuendo a perfezionare».
«Resta in ogni caso fermo» conclude Rebecchi «l’auspicio di Confesercenti rispetto a un accordo tra Regione e Ministero della salute per l’inquadramento nella “zona gialla” di quelle aree della Lombardia che presentino situazioni epidemiologiche più rassicuranti».

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