Difendere il commercio di vicinato l’obbiettivo della proposta
Il 9 ed il 10 settembre in Viale Guglielmo Marconi 188, dalle ore 10:00 alle 17:00 con un presidio fisso, Confesercenti Roma raccoglierà le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare nazionale “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. L’obbiettivo è raggiungere 50.000 firme per dare un futuro migliore alle nostre città e non farle morire. Se muore il commercio muoiono le città. Dal 2019 al 2025 hanno chiuse in tutta Italia 111.455 attività commerciali.
Negli stessi anni solo a Roma i numeri sono stati impietosi ecco quanto riporta lo studio condotto da Confesercenti:
Dal 2019 al 2025 Roma e provincia perde 18789 imprese nel commercio al dettaglio con una perdita di valore di 2 miliardi e 818 milioni di euro. Sempre dal 2019 al 2025 Roma e provincia fa registrare un aumento dei dipendenti che salgono di 9251.
Poi c’è il commercio al dettaglio indipendente (titolati) che in questo arco temporale a Roma e provincia perde 15598 unità.
Una perdita di valore economico anche determinato dalle vendite delocalizzate per 100 euro spesi nelle attività fisiche 70 restano nei territori, su 100 euro spesi nell’on-line 70 si delocalizzano. La progressiva riduzione delle attività commerciali fisiche attesta un cambiamento nelle abitudini di acquisto e determina una profonda trasformazione dell’ economia dei territori, della sicurezza, del decoro, favorendo la desertificazione.
Dal 2019 al 2025 hanno chiuse in tutta Italia 111.455 attività commerciali.
Valter Giammaria presidente confederale di Confesercenti Roma commenta così: “Il commercio di prossimità agisce come una infrastruttura territoriale con occupazione diffusa, immobili attivi, beni servizi accessibili. Il commercio on-line può essere anche un’opportunità solo se integrato con le attività fisiche, quando però la spesa si sposta sulle principali piattaforme marketplace una quota significativa del valore della vendita effettuata si allontana dalla residenza dell’acquirente. L’obiettivo che Confesercenti si pone è quantificare ciò che si percepisce ma rimane implicito. Il valore dell’ecosistema economico che ruota attorno ai punti vendita come occupazione, reddito di impresa, affitti, servizi professionali, sicurezza, tributi locali, manutenzioni, coesione sociale. E’ questo insieme di ricadute che giustifica ed impone una politica pubblica di sostegno al commercio di prossimità”.
Nel 2026 tra le attività già chiuse e quelle in fase di chiusura arriveremo a 1500, e 200 solo nel centro storico di Roma.