Confesercenti Salerno: commercio, piccoli negozi in via di estinzione, ma aumentano le superfici medie di vendita

Piccoli comuni Lombardia: via a bando per apertura negozi

Il Presidente Esposito: “Avere piccoli negozi di quartiere diventa indispensabile anche per attrarre flussi turistici, ma soprattutto per contrastare la desertificazione urbana”

È una trasformazione evidente dichiara il presidente provinciale di Confesercenti Salerno Raffaele Esposito perché chi regge la crisi sono i grandi gruppi anche di provenienza estera che abbattono costi e possono affrontare la crisi persistente dal pre pandemia ed invece il piccolo esercente compresso tra regime fiscale altissimo, fitti alle stelle e burocrazia devono chiudere bottega.

I grandi esercizi di vendita o quelli medi strutturati con maggiore accesso al credito possono diversificare l’offerta proporsi anche sul web “competere” con i giganti del web naturalmente per offerte dedicate, pensiamo all’elettronica, avendo anche però la valenza molto significativa per il consumatore del negozio fisico importante per capire la qualità dei prodotti che si vanno ad acquistare e che molto spesso fanno la differenza con il piccolo esercente. Oppure il discorso legato all’abbigliamento prezzi bassi accessibili a scapito magari della qualità ma grande scelta e competizione con vetrine ben allestite in luoghi dello shopping.

Dal 2011 secondo la nostra ultima indagine nazionale sono spariti oltre 100mila punti vendita ma la superficie media cresce del +23,8% Il risultato è quella di notare sempre di più negozi chiusi una desertificazione evidente nei piccoli paesi ma oggi anche nei nostri centri storici.

Tra il 2011 e il 2025 sono scomparsi oltre 103mila negozi, ma la superficie commerciale complessiva è aumentata del +7,4%, grazie all’allargamento della dimensione media dei punti vendita, passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, un balzo del +23,8%. Un processo di ristrutturazione trainato dalla convergenza verso il formato medio: diminuiscono botteghe e micro-negozi e, allo stesso tempo, si ridimensionano le maxi-superfici del retail.

La trasformazione non è indolore, soprattutto per l’imprenditoria indipendente. La riduzione del numero di punti vendita è infatti trainata dalla contrazione delle superfici di minori dimensioni: i negozi micro fino a 50 mq diminuiscono di oltre 72mila unità, per 2,48 milioni di metri quadrati di superfici in meno. Soffrono anche i piccoli: spariscono oltre 42.700 esercizi tra 51 e 150 mq, per una perdita di 3,44 milioni di mq. Crescono, invece, i formati “medi”: i negozi tra 151 e 250 mq aumentano (oltre mille punti vendita e 300mila mq in più) e quelli tra 251 e 400 mq tengono la posizione (-246 esercizi, per 112mila mq in meno). Resistono dunque le imprese più strutturate, capaci di stare sul mercato attraverso digitale, multicanalità e specializzazione.

Dall’indagine nazionale sembra evidente che a spuntarla in questo momento storico sono le superfici di vendita medie, le superfici sopra i 400 mq crescono in modo netto: gli esercizi passano da 29.407 a 40.319, con un aumento complessivo di 12,39 milioni di mq. Anche qui, la crescita si concentra soprattutto sui formati medi: tra 401 e 1.500 mq ci sono quasi 9mila esercizi in più e oltre 8 milioni di mq aggiuntivi. Nel segmento oltre i 5.000 mq, invece, emerge un segnale di assestamento: le maxi-strutture aumentano lievemente (+23) ma perdono 136.746 mq, con una dimensione media che scende da 8.942 a 8.562 mq.

Ovviamente come sempre dinamiche diverse rispetto ai vari territori, la trasformazione non procede allo stesso ritmo ovunque. Nel 2011–2025 regioni come Emilia-Romagna e Abruzzo mostrano una crescita marcata della superficie complessiva (+14,6% e +13,2%), pur con una riduzione dei punti vendita (-14,4% e -14,5%). Anche Lazio e Campania registrano superficie in aumento (+10,1% e +8,5%) a fronte di un calo degli esercizi (-10,7% e -8,8%). All’opposto, ci sono territori dove la superficie è quasi ferma o arretra: Sardegna (+0,8% superficie con -19,5% esercizi), Puglia (-2,2% di superficie), Basilicata (-1,3%) e Valle D’Aosta (-1,2%). La conferma che in alcuni territori si stanno riducendo anche i servizi. Già ci sono oltre 1.100 comuni, in Italia, ormai privi di un negozio alimentare specializzato, oltre 500 senza nemmeno un minimarket.

Dove va la quota che perde la bottega. Tra il 2011 e il 2025 i consumi aumentano del 22%, ma la quota della distribuzione tradizionale scende dal 29,8% al 20,4% (-9,4 punti), mentre la GDO sale dal 57,7% al 61,7% (+4,0) e soprattutto l’online passa dall’1,9% al 13,7% (+11,8). I quasi 6 milioni di metri quadri persi sotto i 150 valgono, per ordine di grandezza, almeno 10 miliardi di consumi “spostati” verso i grandi canali fisici e l’online, complice la deregulation totale del commercio inaugurata dal decreto Salva Italia a partire dal 2012.

È in atto una profonda trasformazione del settore dunque bisogna puntare alla rigenerazione urbana perché ad oggi in alcuni contesti conclude il presidente Esposito anche qui nel Salernitano avere piccoli negozi di quartiere diventa indispensabile anche per attrarre flussi di turismo legati all’escursionismo ad esempio o alla stagionalità ma prima ancora come più volte detto per contrastare la desertificazione urbana.

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