Tra il 2019 e il 2025 perse 1.466 imprese del commercio al dettaglio e 479 del settore bar. Confesercenti del Veneto Centrale: «Si indebolisce la rete dei servizi e dei luoghi di incontro». Nel commercio crescono i dipendenti, ma diminuiscono gli indipendenti
Nel Padovano si restringe la rete delle attività di prossimità. Tra il 2019 e il 2025 il commercio al dettaglio ha perso 1.466 imprese registrate, mentre nel settore bar la diminuzione è stata di 479 imprese. Complessivamente, 1.945 imprese in meno nell’intera provincia, capoluogo compreso. Nel solo comune di Padova la riduzione è di 424 imprese del commercio e 165 del settore bar.
A richiamare l’attenzione sui dati è Confesercenti del Veneto Centrale, che rilancia la proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità. Un’iniziativa che riguarda negozi, bar, ristoranti e servizi di vicinato, accomunati dal contributo alla vita economica e sociale dei territori. «Dietro questi numeri ci sono imprese, persone e luoghi che fanno parte della nostra quotidianità – dichiara Flavio Convento, presidente di Confesercenti del Veneto Centrale –. Un negozio offre un servizio vicino a casa, un bar è anche il posto dove ci si incontra e si scambiano due parole. Quando questa rete si riduce, si impoveriscono le opportunità di lavoro, i servizi e le relazioni. È un cambiamento che riguarda tutta la comunità».
Il commercio: quasi un’impresa su sette in meno
Nell’intera provincia di Padova, le imprese registrate nel commercio al dettaglio sono passate da 10.063 nel 2019 a 8.597 nel 2025, con un calo del 14,6%. Nel capoluogo sono scese da 2.871 a 2.447, pari al −14,8%, mentre negli altri comuni della provincia la riduzione è stata del 14,5%, con 1.042 imprese in meno. Il fenomeno interessa quindi in misura simile la città e il resto del territorio. La flessione provinciale è più contenuta di quella del Veneto, dove le imprese del commercio sono diminuite da 49.938 a 41.907: 8.031 in meno, pari al 16,1%. Resta però superiore al calo nazionale del 13,4%. Per numero di imprese del commercio perse, Padova è la terza provincia veneta, dopo Verona e Treviso.
I bar: nel Padovano una riduzione del 20,1%
A Padova la rete dei bar si restringe. Tra il 2019 e il 2025 le imprese registrate nel settore sono passate da 762 a 597: 165 in meno, con un calo del 21,7%. Nell’intera provincia, capoluogo compreso, la diminuzione è di 479 imprese, da 2.379 a 1.900, pari al 20,1%. In sei anni il Padovano ha perso un quinto delle imprese del settore. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è Confesercenti del Veneto Centrale, sulla base dello studio dell’Ufficio economico nazionale dell’associazione su dati InfoCamere. Numeri che mostrano come la desertificazione commerciale coinvolga anche i pubblici esercizi, con conseguenze sull’economia locale e sulla vita quotidiana delle comunità.
La contrazione interessa sia la città sia il resto del territorio. Nei comuni della provincia (escluso il capoluogo), le imprese del settore sono scese da 1.617 a 1.303: 314 in meno, pari al 19,4%. Una riduzione che riguarda dunque anche paesi e frazioni, dove il bar rappresenta spesso un punto di riferimento per incontrarsi e mantenere vive le relazioni. Il dato provinciale è in linea con quello del Veneto, dove le imprese registrate nel settore bar sono passate da 13.975 a 11.169, con una diminuzione di 2.806 imprese, pari al 20,1%. La provincia di Padova registra la terza maggiore perdita in valori assoluti nella regione, dopo Verona, con 658 imprese in meno, e Treviso, con 606. Il calo padovano e regionale supera di circa sei punti percentuali quello nazionale, pari al 14,2%. Il Veneto è la quarta regione per contrazione percentuale, dopo Marche, Lazio e Valle d’Aosta. In tutta Italia, tra il 2019 e il 2025, le imprese del settore sono diminuite di 24.073 unità.
Anche il confronto tra i capoluoghi evidenzia una situazione difficile per Padova: il suo −21,7% supera di circa tre punti percentuali il −18,6% registrato complessivamente nei sette capoluoghi veneti. Per numero di imprese perse, la città è seconda soltanto a Verona. La presenza dei bar diminuisce inoltre rispetto alla popolazione: in Veneto si passa da 2,86 imprese ogni mille abitanti nel 2019 a 2,30 nel 2025, con una riduzione del 19,6%. La contrazione resta quindi evidente anche rapportando il numero delle imprese a quello dei residenti.
L’impatto sui consumi e la proposta di legge
Per il solo commercio al dettaglio, lo studio stima in 219,9 milioni di euro nell’intera provincia di Padova, di cui 63,6 milioni nel capoluogo, i consumi potenzialmente non più intercettati dal circuito economico di prossimità. In Veneto la stima raggiunge circa 1,2 miliardi di euro. Si tratta di una valutazione convenzionale sul periodo considerato, non di una perdita annua misurata: il metodo attribuisce a ogni impresa in meno un fatturato medio di 100.000 euro annui per tre anni e ipotizza che metà della spesa sia stata trasferita online, mentre la parte restante sia stata redistribuita tra le attività fisiche del territorio.
Nell’analisi dell’Ufficio economico Confesercenti, tra i fattori che possono aver contribuito alla riduzione della rete figurano l’aumento dei costi di gestione, la perdita di potere d’acquisto delle famiglie e il cambiamento delle abitudini di consumo e di frequentazione delle città. A questi si aggiungono le difficoltà nel trovare personale e nel garantire il ricambio generazionale. «Le imprese devono fare i conti con costi sempre più pesanti, dalle bollette alle materie prime, dagli affitti al personale, mentre le famiglie prestano maggiore attenzione alla spesa – prosegue Convento –. Per molte attività mantenere un equilibrio economico diventa più difficile. Servono interventi che aiutino chi lavora ogni giorno a tenere aperta la propria attività e che riconoscano il valore dei servizi di vicinato nelle scelte sul futuro dei territori».
È questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità, che riguarda anche bar e ristoranti. «La desertificazione non colpisce soltanto i negozi – conclude Convento –. I pubblici esercizi sono parte essenziale della rete di prossimità e vogliamo coinvolgerli, ascoltando le loro difficoltà e dando spazio alla loro voce. Ai cittadini chiediamo di sostenere la proposta: difendere queste attività significa tutelare lavoro, servizi e occasioni di incontro nei luoghi in cui viviamo».
Confesercenti del Veneto Centrale invita cittadini e imprenditori a firmare la proposta di legge online o presso la sede dell’associazione.