Sul fronte carburanti: le tensioni legate al conflitto in atto stanno già producendo ripercussioni sui mercati
La spesa delle famiglie torna a crescere nel 2026, ma resta frenata dal peso delle spese obbligate. Secondo le previsioni Confesercenti, i consumi aumenteranno dello 0,8% rispetto al 2025, pari a 9,1 miliardi di euro in più. Una dinamica che però non si traduce in un reale rilancio del commercio: le vendite al dettaglio si fermano a un +0,2% e le piccole superfici restano in terreno fragile. Un quadro che trova conferma anche a Padova, dove l’inflazione di gennaio 2026 evidenzia tensioni in alcune voci chiave della spesa quotidiana.
Nel “carrello della spesa” crescono le carni (+4,9%), il latte, uova e formaggi (+3,2%), il pane (+1,2%) e soprattutto il caffè (+14,9%). Calano invece pasta (-5,2%), verdura (-4,7%) e oli e grassi (-10%), ma l’effetto complessivo resta quello di una spesa alimentare che continua ad assorbire una quota importante del reddito familiare.
Sul fronte carburanti, a gennaio la media self-service si attesta a 1,628 euro al litro per la benzina e 1,653 euro per il gasolio. Un livello che, pur senza picchi, incide sulla mobilità quotidiana, soprattutto nei Comuni della cintura e dell’Alta e Bassa Padovana, dove l’auto rappresenta un mezzo indispensabile. «Le tensioni legate al conflitto in atto stanno già producendo ripercussioni sui mercati: negli ultimi giorni si registrano segnali di rialzo delle quotazioni del petrolio, con il concreto rischio di ulteriori aumenti alla pompa nei prossimi giorni. – commenta Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti del Veneto Centrale – Un eventuale incremento dei prezzi avrebbe effetti diretti non solo sui cittadini, ma anche sui costi di trasporto e sulla competitività delle imprese locali, in un contesto economico già fragile».
Intanto le principali compagnie hanno comunicato ai gestori un aumento fino a 6 centesimi al litro, da applicare immediatamente. “Le comunicazioni arrivate in queste ore ai gestori con aumenti fino a 6 centesimi al litro destano forte preoccupazione – dichiara Paolo Benvenuti Presidente FAIB del Veneto Centrale – È evidente che le tensioni sui mercati internazionali possano riflettersi sui prezzi dei carburanti. Tuttavia è altrettanto vero che tra l’andamento del greggio e il prezzo alla pompa esiste normalmente un fisiologico ritardo. Per questo riteniamo necessario evitare aumenti troppo vertiginosi che rischiano di gravare immediatamente su cittadini e imprese. Speriamo che, se questo conflitto dovesse perdurare, il Governo intervenga con misure a tutela di cittadini e imprese come già avvenuto in passato. In tutto questo ricordiamo che il gestore guadagna sempre 3 centesimi al litro.”
L’analisi dei dati evidenzia una differenza sostanziale tra Padova città e provincia. Nel capoluogo pesa maggiormente l’aumento dei servizi – dai corsi di istruzione (+11,5%) al cinema e teatro (+8,8%) – che incide su un tessuto urbano caratterizzato da famiglie, studenti e lavoratori con una maggiore incidenza di spesa culturale e formativa. Nella provincia, invece, l’impatto più sensibile riguarda alimentari ed energia, insieme al costo dei carburanti, che incide in modo diretto su artigiani, commercianti e lavoratori autonomi che si spostano quotidianamente. Qui la compressione della spesa discrezionale si traduce più rapidamente in minori acquisti nei negozi di vicinato.
A livello nazionale, Confesercenti ricorda che rispetto al 2019 le famiglie italiane spendono mediamente circa 1.860 euro in più all’anno, per il 70% assorbiti da alimentari e abitazione. È questo irrigidimento dei bilanci a spiegare il divario tra consumi complessivi e vendite del commercio.
«I numeri ci dicono che le famiglie non hanno smesso di spendere, ma hanno cambiato priorità», commenta Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti Veneto Centrale. «A Padova vediamo chiaramente come le spese obbligate – alimentari, casa, energia – continuino ad assorbire gran parte del reddito disponibile. Questo significa meno margine per la spesa discrezionale, cioè per quella che sostiene il commercio di prossimità».
Convento sottolinea la doppia criticità territoriale: «In città cresce il peso dei servizi e della formazione, mentre in provincia l’impatto dei carburanti e dei costi energetici è ancora più evidente. Per le piccole imprese commerciali questo si traduce in un mercato più selettivo e prudente. Il rischio è che il lieve aumento dei consumi non si trasformi in un reale rilancio delle vendite».
Il timore, condiviso a livello nazionale, è legato anche all’instabilità internazionale e alla possibile ripresa delle tensioni sui prezzi energetici. In uno scenario peggiorativo, la crescita dei consumi potrebbe scendere allo 0,5%, con una perdita potenziale di 3,6 miliardi di euro a livello nazionale. «Per sostenere davvero il tessuto commerciale del Veneto Centrale – conclude Convento – serve una strategia strutturale: riduzione stabile dei costi energetici, sostegno al potere d’acquisto delle famiglie e maggiore equità fiscale. Senza un recupero concreto del reddito disponibile, il commercio locale continuerà a muoversi in equilibrio precario».