Il vicepresidente Convento: “vogliamo avviare un confronto con l’amministrazione comunale per costruire un progetto che tenga insieme le esigenze degli edicolanti, la sicurezza e il decoro urbano, ma anche la fruibilità per i cittadini”
Sveglia alle 4.40 del mattino, chilometri percorsi in bicicletta prima dell’alba, pioggia e freddo compresi. È la quotidianità di Maurizio Quaglia, titolare dell’edicola di Piazza Mazzini a Padova, una delle tante attività di prossimità che continuano a garantire un servizio essenziale nonostante la crisi dell’editoria e la progressiva riduzione dei punti vendita.
La giornata lavorativa inizia molto prima dell’apertura al pubblico: preparazione delle rese dei quotidiani, organizzazione delle consegne a domicilio, allestimento dell’esposizione. «Prima che il cliente veda i giornali esposti – spiega Quaglia – c’è un lavoro che parte ore prima e che resta invisibile». Un impegno che, nel suo caso, si traduce anche in un servizio di portatura a domicilio esteso a gran parte della città: circa 150 clienti raggiunti ogni giorno, in gran parte in bicicletta, oggi anche elettrica, grazie al sostegno della clientela. E poi l’apertura dell’edicola dalle 9 del mattino.
Ma l’edicola non è solo un punto vendita. «È soprattutto un luogo di incontro – racconta –. Qui non si viene solo per comprare un giornale: a volte si viene per parlare, per sfogarsi, per confidarsi. Succede agli anziani, ma non solo: è un bisogno che non ha età». La progressiva scomparsa delle edicole, come di molte altre piccole attività, comporta quindi anche una perdita di relazioni e di dialogo nei quartieri.
Per Confesercenti del Veneto centrale, l’esperienza dell’edicola di Piazza Mazzini, una delle 247 di Padova e provincia, è emblematica di un settore che continua a reggere grazie alla dedizione degli operatori. «Le edicole – sottolinea Amalia Guzzon Fenagi Confesercenti, – sono presìdi culturali e sociali, oltre che commerciali, e svolgono una funzione pubblica riconosciuta anche dalle comunità locali. Ogni volta che si entra in un’edicola per acquistare un quotidiano o una rivista si compie un gesto che fa bene a sé stessi, all’edicolante e al territorio. La lettura su carta, anche solo ogni tanto, restituisce infatti un tempo e una profondità diversi: non è lo scorrere veloce sul telefono, ma l’occasione per fermarsi, comprendere e approfondire le notizie».
Il lavoro, però, è sempre più complesso: gestione articolata delle rese, in particolare per i periodici in conto deposito, spazi sempre più ridotti a fronte di un’offerta editoriale ampia e diversificata, sovraccarico operativo dovuto alla chiusura di altri punti vendita. Anche lo spazio fisico non basta più: «L’edicola è diventata troppo piccola – spiega Quaglia – e ho avviato un’interlocuzione con il Comune per valutare un ampliamento. Ormai lavoro quasi all’esterno: tra espositori e merce non c’è più spazio nemmeno dentro».
Su questo Confesercenti del Veneto Centrale sta attivando un dialogo con l’amministrazione per sviluppare un progetto che tenga conto sia delle esigenze delle edicole rimaste sia quelle del consumatore. «La testimonianza di Quaglia fotografa una criticità diffusa – commenta Flavio Convento, vicepresidente di Confesercenti del Veneto Centrale –: le edicole sono cambiate, hanno ampliato funzioni e servizi, ma spesso operano in spazi non più adeguati. Per questo vogliamo avviare un confronto con l’amministrazione comunale per costruire un progetto che tenga insieme le esigenze degli edicolanti, la sicurezza e il decoro urbano, ma anche la fruibilità per i cittadini. L’obiettivo è permettere alle edicole di continuare a svolgere il loro ruolo di presidio informativo e sociale, adattandosi ai nuovi bisogni senza essere penalizzate da vincoli strutturali ormai superati».
Quanto al calo delle vendite dei giornali cartacei, il fenomeno resta strutturale, anche se non sempre legato solo al digitale. «Il problema – emerge dall’esperienza raccontata – è più ampio: diminuisce la propensione alla lettura, cambiano le abitudini culturali».
Una storia professionale che nasce da lontano. «Stavo studiando veterinaria – racconta Quaglia– poi mio padre si è ammalato e ho preso in mano l’attività. Sono nato con i giornali». Uno sguardo che oggi si allarga al futuro delle edicole: «Il problema del cartaceo è legato soprattutto alla diminuzione della lettura. Alcuni strumenti aiutano, come la possibilità concessa dall’amministrazione di affiancare prodotti non editoriali entro il 30% e il credito d’imposta statale. Ma per stare in piedi bisogna ampliare l’offerta e sapersi adattare».
Confesercenti ribadisce la necessità di politiche strutturali a sostegno delle edicole: semplificazione burocratica, riconoscimento del ruolo sociale svolto, incentivi per i servizi di prossimità e una riflessione su spazi e concessioni. «Difendere le edicole – conclude Guzzon – significa difendere un pezzo di città viva, fatta di relazioni, informazione e lavoro vero, che comincia quando molti altri dormono ancora. E come per tutte le attività, se vogliamo che restino aperte e presenti nei quartieri, dobbiamo riconoscerne il valore e sostenerle ogni giorno, continuando a essere clienti attivi, anche in un’epoca in cui il digitale ci spinge altrove».