fbpx

Confesercenti Torino: “Un ‘helicopter money’ per il piccolo commercio o tantissime attività saranno spazzate via”

 Appello del presidente Banchieri alle istituzioni: “La situazione si va rapidamente deteriorando, subito a ogni impresa una somma di denaro a fondo perduto”

“Subito una massiccia iniezione di liquidità o molte piccole e piccolissime aziende del commercio, del turismo e dei servizi non riapriranno: è questo l’appello che Confesercenti Torino lancia alle istituzioni locali e nazionali.

“È venuto il momento – dice il presidente Giancarlo Banchieri – di un ‘helicopter money’: questa immagine è stata utilizzata durante le crisi economiche per indicare la necessità di dare una scossa all’economia rilanciando i consumi attraverso la liquidità. Ora l”helicopter money’ serve invece a chi vende, perché attualmente non può farlo: negozi, mercati, attività di somministrazione e, più in generale, a tutto il mondo del piccolo commercio e dell’intermediazione”.

“Abbiamo accolto con favore – continua Banchieri – le prime misure del governo ma, ogni giorno che passa e nella prospettiva di una emergenza che purtroppo pare destinata a prolungarsi, esse si dimostrano drammaticamente insufficienti e in ogni caso non sono immediate: bene – ad esempio – il credito d’imposta sull’affitto, ma andrà in compensazione sulla dichiarazione dei redditi e l’affitto invece si deve pagare subito; bene il rinvio della Tari o delle scadenze fiscali, ma, appunto, si tratta di rinvii di spese alle quali bisognerà comunque far fronte; neppure le facilitazioni al credito appaiono sufficienti, dal momento che si tratta anche in questo caso di denaro da restituire. A fronte di ciò, le piccole attività del commercio – oggi e chissà per quanto – hanno azzerato o fortemente ridotto le entrate. Qualche esempio serve a chiarire la situazione. Il negozio di abbigliamento si trova un magazzino inutilizzabile, che però ha pagato o dovrà pagare, perché quando riaprirà la stagione sarà finita e la moda cambia: dunque, merce in gran parte inservibile e necessità di nuovo assortimento. Il bar o il ristorante dovranno riempire da zero celle frigorifere e dispense, visto che hanno dovuto buttare o comunque dare in beneficenza tutto ciò che ora non possono utilizzare. La libreria, quando riaprirà, non recupererà le vendite perse perché i libri ora si acquistano sulle piattaforme online. Gli agenti di commercio non fanno ordini oggi e non li faranno per un po’ anche dopo, dato che la ripresa delle attività non sara comunque immediata. E si potrebbe continuare. In compenso, tutte questa attività devono sostenere spese, parte delle quali sono solo state differite. Si tratta di piccole attività per le quali la liquidità è la linfa essenziale, che con hanno la solidità finanziaria delle grandi aziende e che talvolta sono scarsamente ‘bancabili’. Per loro una situazione come questa è sopportabile solo per un periodo limitatissimo: poi entrano in sofferenza, anticamera della chiusura. C’è poi il sostentamento proprio e della famiglia, rispetto al quale il bonus di 600 euro è un palliativo e comunque limitato per ora al mese di marzo”.

“Tutto ciò – conclude Banchieri – lascia prevedere che, in assenza di interventi decisi e immediati, una parte di queste attività non riaprirà, impoverendo il tessuto economico e sociale, non senza ripercussioni anche sull’occupazione. Abbiamo chiari segnali che la condizione di molte imprese si vada rapidamente deteriorando.  Bisogna assolutamente evitare che ciò accada e lo si può fare in un solo modo: subito una somma di denaro a fondo perduto a ciascuna impresa. Il CuraItalia prevede qualcosa di simile all’articolo 80, ma la dotazione è di 400 milioni, palesemente inadeguata: bisogna parlare di miliardi, almeno una decina. Si rafforzi intanto la dotazione finanziaria del fondo dell’articolo 80 e si programmi nel frattempo un intervento di gran lunga più  deciso. In questi giorni si sente dire spesso che a situazione eccezionale vanno date risposte eccezionali. È così, ma dalle parole bisogna passare ai fatti. Altrimenti, finita l’emergenza sanitaria, saremo spazzati via da quella economica”.

Condividi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su telegram
Condividi su email