Enrico Bottiglieri, Presidente Confesercenti Salerno: per ripartire meno fisco e più turismo di qualità

Spingere l’acceleratore sulla lotta all’abusivismo, costa 6 miliardi l’anno

bottiglieri_confesercenti_salernoPresidente, alcuni ritengono che l’Europa stia per essere investita dalla terza ‘ondata’ della crisi: in difficoltà non è solo l’Italia  ma gran parte dei paesi dell’Unione, che vedono rallentare la crescita. Quali sono gli interventi che gli imprenditori di Salerno vorrebbero per ripartire?

La crisi internazionale giunta a cavallo con le già gravi problematiche economiche legate all’ingresso nel mercato di una nuova moneta (Euro), ingresso mal gestito e mal cadenzato dal governo dell’epoca, ha gravemente danneggiato l’economia Nazionale e ha causato un vero disastro nell’attività delle piccole imprese commerciali nella nostra Provincia. In particolare si sono generate centinaia e centinaia di chiusure di antiche attività tradizionali di commercio di vicinato che non hanno avuto la forza di reggere ad un calo di fatturato che raggiunto il 60%; nella realtà della Provincia di Salerno a queste attività sono subentrate catene nazionali ed internazionali che hanno ancor più distorto l’economia commerciale. Tutto questo è facilmente riscontrabile da chiunque giri nei capoluoghi italiani dove si ha la triste esperienza di vedere la totale uniformità dell’offerta commerciale che è pappagallescamente la stessa per ogni zona. Gli interventi auspicabili non posso essere certo indicati per singola città o provincia, bisogna che ci sia un generale rilancio dell’economia legato ad un indispensabile riduzione del carico fiscale che oggi opprime in maniera insopportabile le attività imprenditoriali.

Tra le grandi risorse del Paese c’è senz’altro il Turismo, ma è poco valorizzato. Soprattutto al Sud, dove arriva solo il 15% dei turisti stranieri che visitano l’Italia. Qual è la situazione della provincia di Salerno? Che si potrebbe fare?

L’industria turistica nella nostra provincia può e deve dare l’abbrivio al rilancio dell’economia, purtroppo una serie di errori da parte dell’amministrazione centrale quali l’eliminazione del Ministero del Turismo e la delocalizzazione a livello regionale di tale delega ha comportato una gran confusione nella promozione del nostro Paese che indubbiamente ha tutte le caratteristiche necessarie per primeggiare nelle attività turistiche, in particolare la provincia di Salerno e la Campania già dal 1300 erano le mete preferite del gran tour. La Provincia di Salerno con la costiera Amalfitana che oramai è storicamente un centro di turismo internazionale e con la Costiera Cilentana che dispone delle più belle e pulite spiagge d’Italia con ben due grandi Parchi Nazionali, quello Cilentano Vallo Di Diano Alburni e quello dei Monti Lattari e con alcuni fra i monumenti storici di maggior rilievo del nostro paese fra cui i templi di Paestum e la Certosa di Padula che sono due beni dichiarati patrimonio dell’UNESCO dovrebbe essere una provincia baciata dal turismo; ed invece lo stesso non solo è in calo numerico, ma è in calo la qualità della presenza turistica. Si sta erroneamente puntando sempre più sul tentativo di attrarre un turismo di massa che è molto gravoso sul fronte dell’utilizzo e del consumo infrastrutturale, e non ha un ritorno economico adeguato; ci riferiamo per la nostra provincia a presenze massive come quello del turismo crocieristico, o di visitatori attratti da avvenimenti di non alto spessore culturale come “Le Luci d’Artista”. In definitiva il lavoro che dovremmo fare è quello di sposare sempre più cultura – turismo, attraendo così una presenza selezionata e non legata alla sola stagionalità balenare

Dal primo gennaio 2015 arriva la Local Tax: una nuova imposta locale, il cui calcolo continuerà a basarsi sulla rendita catastale, che sostituirà Imu e Tasi. Cosa ne pensano gli imprenditori salernitani?

Come già accennato il problema fiscale nel nostro paese è al primo punto dell’agenda dei problemi che affliggono l’impresa, in particolare la PMI; va però considerato, sembra strano che questo lo dica un piccolo imprenditore, che oggi se dovessimo chiedere qualcosa al governo oltre alla riduzione dell’abnorme carico fiscale, chiederemmo prima di tutto una semplificazione dello stesso. Detto in maniera molto semplice “le tasse sono pesanti ma più che altro sono tante di numero e angosciano l’imprenditore che quotidianamente deve ricordarsi la nuova tassa da pagare” per cui la nuova imposta locale che bene o male ne sostituisce due probabilmente non creerà particolari disagi se non quello psicologico di sapere che il governo nonostante tutte le sue promesse non riduce le imposte, ma ne cambia soltanto il nome.

Tra le altre novità in arrivo nel prossimo anno, ci sono l’aumento dell’aliquota Irap e l’eliminazione della componente lavoro dell’imposta. Secondo lei questo doppio intervento inciderà positivamente sulle assunzioni? E sugli aggravi per le micro e piccole imprese?

L’IRAP è sempre stata l’incubo delle imprese, perché è una tassa non solo costosa ma ingiusta nella sua accezione; abbiamo acclamato con gioia quando nella primavera di quest’anno vi fu una prima riduzione della stessa , oggi siamo un poco disorientati dal fatto che senza dubbio in maniera molto  positiva viene eliminata la componente lavoro sull’imposta ma stranamente viene eliminata la riduzione del 10% sull’IRAP stessa; le PMI che sono quelle meno legate al costo del personale perderanno lo sgravio del 10% promesso sull’IRAP a primavera, tutto questo non riteniamo che inciderà in nessuna maniera se non molto marginalmente sulle assunzioni, l’impresa non assume soltanto perché vi è la possibilità di uno sconto sull’assunzione ma bensì assume quando l’attività dell’impresa stessa lo richiede, per cui riteniamo che in genere non è riducendo l’aggravio fiscale sul costo del lavoro che si sviluppano nuove assunzioni ma bensì rilanciando l’economia.

Sono in arrivo anche alcune semplificazioni fiscali, mentre quelle burocratiche, purtroppo, segnano il passo. Quali sono secondo lei i campi in cui è più urgente un’opera di semplificazione?

Come accentato in precedenza la semplificazione fiscale è quanto mai attesa dalle piccole imprese, l’attuale governo ci ha fatto più volte sperare in questo e nella semplificazione della burocrazia che affligge le nostre attività. Purtroppo anche qui abbiamo ascoltato con entusiasmo molte promesse ma ad oggi non abbiamo visto i cambiamenti sperati, basti pensare alla riduzione degli sprechi di stato, alla riduzione degli alti stipendi dei grandi burocrati, al fatto che in una legge approvata dal parlamento, si elimini un paragrafo che riduce le ricche pensioni, nel momento in cui la stessa viene pubblicata sulla gazzetta ufficiale e nessuno ha il coraggio di intervenire prontamente. Questo ci fa temere che ancora una volta il potere della burocrazia nel nostro paese è più forte di qualunque altra cosa e non vi è la capacità e la volontà da parte della politica di riportare lo stesso al giusto peso.

L’abusivismo commerciale non conosce crisi: dai mercati e dalle strade di tutta Italia si segnala un aumento dei commercianti irregolari, a danno di chi invece paga le tasse e segue tutte le norme. Qual è la situazione a Salerno? Quale intervento suggerirebbe?

Nella nostra provincia siamo particolarmente esposti all’abusivismo commerciale ed alla contraffazione sia nelle attività del commercio di vicinato ma ancor più nell’ambulantato; i dati sono impressionanti, la banca mondiale ha contato un calo nel fatturato commerciale di oltre 350mila miliardi di euro di questi sei miliardi di euro hanno riguardato la sola Italia, con una emorragia di oltre 105mila posti di lavoro. La nostra associazione nelle sue varie forme è in prima fila per la lotta allo stesso, organizziamo periodicamente tavole rotonde in cui cerchiamo di coinvolgere le autorità governative, prefettura, capitaneria di porto, guardia di finanza e carabinieri nella lotta a questa gravissima piaga, che specie nella nostra realtà non solo danneggia il commercio regolare, crea una grande evasione, ma più che altro alimenta canali illegali camorristici perché come ormai è ben noto la contraffazione è in mano ad industrie camorristiche e la distribuzione alternativa di prodotti contraffatti o provenienti da mercati illeciti (furti e rapine) sono attività tipicamente gestite dalla camorra.  Gli interventi che noi chiediamo sono di due tipi, non solo intervenire contro i grandi santuari dell’impresa camorristica ma intervenire anche pesantemente per la repressione dell’attività di commercio abusivo sia esso fisso che itinerante. Su questo ultimo problema rileviamo un grande disinteresse da parte delle forze dell’ordine preposte ci rendiamo perfettamente conto che è molto più semplice multare un commerciante che magari ha dimenticato di battere uno scontrino che non effettuare il sequestro di un’attività abusiva con tutto il lavoro che ne consegue fra inventario e sequestro della merce. Però è indispensabile che le forze preposte al controllo dell’abusivismo e della contraffazione decidano in maniera forte che le leggi vanno rispettate e vanno fatte rispettare, questo è il loro compito di base che ad oggi, dobbiamo rilevare, non sempre viene eseguito così come la legge prevede.

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