Dopo il record del 2022, il diesel torna a costare più della verde: +11 centesimi al litro nel 2026, mentre le auto ibride ormai valgono quasi la metà delle nuove immatricolazioni
Negli ultimi sei anni il mercato italiano dei carburanti ha vissuto due trasformazioni parallele: da un lato il prezzo del gasolio ha superato più volte quello della benzina, ribaltando un rapporto storicamente favorevole al diesel; dall’altro gli automobilisti hanno progressivamente abbandonato il gasolio a favore, in un primo momento, della benzina e dell’ibrido, e oggi in modo sempre più netto dell’ibrido puro. È quanto emerge dall’incrocio dei dati ufficiali del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sui prezzi medi annuali dei carburanti e dei dati UNRAE sulle nuove immatricolazioni.
Secondo i dati MASE, calcolati come medie annuali ponderate dei prezzi mensili praticati alla pompa, nel 2025 la benzina ha registrato una media di 1,733 €/litro, contro 1,653 €/litro del gasolio. Un differenziale che, se letto isolatamente, sembrerebbe confermare la tradizionale convenienza del diesel. Ma è il confronto con il 2020 — e soprattutto con l’andamento più recente — a raccontare una storia diversa.
«Negli ultimi anni è cambiato radicalmente il rapporto economico tra benzina e gasolio: nel 2020 il gasolio costava mediamente circa 12 centesimi meno della benzina; nel 2022, per effetto della crisi energetica, è arrivato a superarla e oggi, nel 2026, costa addirittura oltre 11 centesimi in più. – sottolinea Paolo Benvenuti, presidente Faib Confesercenti del Veneto Centrale – Nello stesso periodo il diesel è crollato dal punto di vista delle nuove immatricolazioni, passando da una motorizzazione dominante a meno del 10% del mercato, mentre le ibride sono arrivate a oltre il 44%. È quindi ragionevole ritenere che il costo del carburante, insieme alle altre politiche ambientali e industriali, abbia contribuito a modificare le scelte degli automobilisti»
L’analisi
Prendendo come riferimento le medie annuali MASE, tra il 2020 e il 2025 la benzina è passata da circa 1,43 a 1,73 €/litro, con un incremento di circa 30 centesimi, pari a circa il 21%. Il gasolio è passato da circa 1,31 a 1,65 €/litro, con un incremento di circa 34 centesimi, pari a circa il 26%. In termini assoluti e percentuali, dunque, il gasolio è aumentato più della benzina.
Il dato più significativo non riguarda tanto l’entità degli aumenti, quanto il rapporto tra i due prezzi. Nel 2020 il gasolio costava mediamente circa 12 centesimi in meno della benzina. Nel 2022, in piena crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina, il diesel è arrivato a costare più della benzina. E oggi, nel 2026, il gasolio è di nuovo sensibilmente più caro della verde, con una differenza di oltre 11 centesimi al litro.
Le immatricolazioni raccontano la stessa storia
Parallelamente al ribaltamento dei prezzi, è cambiata in modo radicale anche la scelta dei consumatori al momento dell’acquisto. Nel 2020 la benzina rappresentava il 37,8% delle nuove immatricolazioni, mentre le auto ibride, che l’anno precedente pesavano appena il 5,7%, erano già salite al 16,1%: il primo, deciso sorpasso evidenziato dai dati UNRAE. Il diesel manteneva ancora una quota importante del mercato.
Nel 2024 il quadro è già diverso: benzina al 29,0%, diesel al 13,9%, ibride al 40,2%. E nel 2025 il cambiamento diventa ancora più netto: benzina al 24,3%, diesel crollato al 9,4%, ibride al 44,4%, a cui si aggiungono il 6,2% delle elettriche pure (BEV) e il 6,5% delle ibride plug-in.
Non si tratta quindi di un semplice travaso dal diesel alla benzina, ma di un percorso in due tappe: prima verso benzina e ibrido, poi in modo sempre più marcato verso l’ibrido puro. Le sole ibride HEV sono passate da 221.858 immatricolazioni nel 2020 a 670.290 nel 2025, con una quota di mercato salita dal 16,1% al 43,9%.
Proroga
L’aumento del prezzo dei carburanti registrato in questi giorni non incide soltanto sul costo finale alla pompa, ma si riflette sull’intera economia del Paese. Lo sottolinea FAIB, ricordando che il trasporto su ruote rappresenta il 90% della movimentazione delle merci in Italia: un dato che rende inevitabile la ricaduta di ogni rincaro sui beni di prima necessità, con conseguenze dirette sul potere d’acquisto delle famiglie.
«La proroga annunciata dal Governo arriva in un momento delicato, proprio a ridosso del rientro dalle ferie, e speriamo sia solo la prima di una serie di misure», dichiara Benvenuti. «Non siamo però convinti che si tratti di un provvedimento risolutivo: più che altro, ha l’effetto di un tampone temporaneo». Per la Federazione, il nodo da affrontare è strutturale e riguarda l’intera filiera del costo del prodotto: occorre intervenire sui margini di raffinazione e, di conseguenza, avviare un taglio progressivo delle tasse che gravano sul prodotto finale.
«Va ricordato che l’Italia ha la tassazione sui carburanti più alta d’Europa», conclude il presidente Faib Confesercenti del Veneto Centrale – «Senza un intervento strutturale su questo fronte, ogni proroga rischia di restare un palliativo».