Il Presidente Pasin: “Dietro questo comparto ci sono imprese, famiglie e professionalità che operano nel rispetto delle regole”
Un eventuale divieto consumo di carne equina rischia di produrre effetti significativi non solo sul piano culturale, ma anche su quello economico, colpendo un comparto che in Veneto rappresenta una realtà concreta e strutturata. Secondo i dati più recenti dell’Anagrafe nazionale zootecnica, alla fine del 2025 in Italia i cavalli allevati per la produzione di carne erano circa 37 mila, distribuiti in quasi 10 mila allevamenti. Il Veneto rappresenta il 9,60% degli allevamenti nazionali: una quota rilevante che conferma il peso della nostra regione nella filiera.
Nel territorio padovano la carne equina non è un elemento marginale. In particolare, nella Saccisica a Saonara e Legnaro, le macellerie hanno storicamente svolto un ruolo centrale nei mercati e nei centri storici, contribuendo a costruire un tessuto commerciale di prossimità che unisce tradizione, competenza artigianale e rapporto diretto con la clientela.
Un divieto generalizzato interromperebbe un equilibrio economico consolidato, con ripercussioni dirette sulle imprese agricole e commerciali del territorio, senza considerare l’impatto occupazionale e la perdita di un patrimonio gastronomico che fa parte della cultura alimentare italiana e, nel caso padovano, di una tradizione profondamente legata alla storia delle comunità locali.
«Non possiamo ignorare – sottolinea Luca Pasin, presidente Fiesa Confesercenti del Veneto Centrale – che dietro questo comparto ci sono imprese, famiglie e professionalità che operano nel rispetto delle regole. Una scelta che rischia di colpire un segmento dell’economia locale già messo alla prova da anni complessi».