Giovarruscio, presidente Confesercenti Friuli-Venezia Giulia: “Per far ripartire l’economia bisogna fare di più, occorre una svolta fiscale”

Presidente, considera gli interventi messi in campo dal Governo una svolta positiva per il Paese? Si poteva fare di più per ridare ossigeno a famiglie ed imprese?

Sono un punto di partenza, ma si poteva fare di più per far ripartire l’economia reale e per ridare fiducia alle famiglie ed alle imprese. Per uscire definitivamente dalla crisi dei consumi occorre, prima di tutto, una svolta fiscale: la riduzione Irpef è un primo passo, ma bisogna assolutamente evitare che il bonus del governo venga vanificato dall’ingorgo fiscale che attende a maggio e giugno gli italiani. Inoltre, bisogna affrontare il nodo del credito: occorre una politica che sia più bilanciata a favore delle imprese.

A febbraio le imprese sono scese in piazza, a Roma, con la manifestazione “Senza impresa non c’è Italia” per dare voce alle difficoltà di migliaia di imprenditori ma anche per ascoltare le proposte per far ripartire la nostra economia. I primi mesi del 2014, nonostante alcuni segnali di fiducia, non hanno ancora segnato un’inversione di tendenza per le micro e piccole imprese che continuano a subire i contraccolpi della crisi, con una vera e propria emorragia di chiusure e perdita di posti di lavoro. Quali sono gli interventi principali da mettere in campo, secondo Lei, per risollevare il tessuto produttivo delle pmi?

Il lavoro ed il fisco sono le vere priorità che il governo deve affrontare: solo attraverso la creazione di occupazione e la riduzione di un fisco opprimente si rilanciano i consumi e la ripresa economica. Occorrono interventi mirati a favore delle Pmi, soprattutto tenendo conto di quello che è successo in questi anni, con tantissime imprese che hanno chiuso, bruciando ricchezza e lavoro; vanno, poi, al più presto liberate le aziende dall’onere pesantissimo degli adempimenti fiscali e burocratici, occorre investire in formazione ed innovazione tecnologica: solo così si riaccendono i motori delle piccole e medie imprese sui nostri territori.

Dal 1° Luglio inizia il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea. Cosa chiedono le imprese italiane all’Europa?

Le nostre piccole e medie imprese scontano un handicap competitivo con il resto dell’Europa: il costo del lavoro è troppo alto e l’Italia registra un arretramento in riferimento alle misure per favorire l’accesso delle pmi al credito e ad altre forme di finanziamento ed agli di aiuti di Stato. E’ necessaria, inoltre, una migliore organizzazione e gestione dei finanziamenti comunitari ai fini del rafforzamento del nostro sistema produttivo. Il nostro governo, durante il semestre di presidenza italiana, dovrà porre con forza le ragioni delle nostre imprese all’attenzione dell’Europa, poiché siamo il paese europeo con il maggior numero di MPMI: 3,8 milioni, poco meno di un quinto di tutte quelle dell’Unione europea.

Il turismo è un potenziale volano di sviluppo e crescita economica per il nostro Paese ed, in particolare, per una regione ad alta vocazione turistica come il Friuli-Venezia Giulia. Quali sono, dal suo punto di vista, gli interventi strategici e strutturali prioritari per rilanciare il settore in un’ottica di sviluppo territoriale e nazionale?

Il patrimonio e la vocazione turistica del nostro paese rappresentano una risorsa economica importante che ha, però, bisogno di una politica nazionale strategica del turismo che affondi le radici nella nostra cultura umanistica e sappia gestire sapientemente le nostre bellezze paesaggistiche, artistiche e le nostre tradizioni enogastronomiche attraverso le migliori forze artigianali e produttive, tutelando e valorizzando le energie positive dalle forze destabilizzanti che succhiano le ricchezze italiane: per fare impresa turistica è necessario prosciugare le sacche di delinquenza organizzata che tengono in ostaggio i nostri territori, specialmente del meridione, favorendo lo sviluppo economico e sociale.

 

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