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Il turismo motore di ripresa della Liguria. Ma c’è bisogno di una governance

Governance, questa sconosciuta. È questa la provocazione lanciata dal convegno “Il turismo motore di ripresa della Liguria”, organizzato lunedì 31 marzo all’NH Marina Hotel di Genova dall’Ente Bilaterale del Terziario Liguria, al quale hanno partecipato gli assessori regionali al Turismo Angelo Berlangieri e all’Agricoltura Giovanni Barbagallo, la presidente della Fiera di Genova Sara Armella e la vicepresidente nazionale e presidente regionale di Confesercenti Patrizia De Luise.
Ad orientare il dibattito è stata la presentazione dell’indagine che l’Ente Bilaterale ha commissionato al Cescot, centro studi di Confesercenti, per comprendere in che misura il turismo possa candidarsi ad essere il motore della ripresa della nostra regione. E ciò che emerge dalle interviste condotte su un campione di oltre cento soggetti rappresentativi del mondo delle imprese, degli amministratori locali e degli stakeholder è, appunto, la mancanza di una chiara politica di governance capace di coordinare il sistema della promozione turistica. Una governance che, infatti, a livello regionale e provinciale raccoglie una maggioranza di giudizi insufficienti – nell’ordine, rispettivamente, del 43 e del 41% – mentre migliore è la percezione del ruolo esercitato dai Comuni, decisamente positivo per 41% degli intervistati, comunque utile per il 23% e inadeguato soltanto per il 9%. Altro punto scoperto è la mancanza di innovazione. Per il 65% del campione, infatti, l’offerta turistica ligure continua ad essere prevalentemente di tipo tradizionale, ed il 45% giudica ininfluente l’azione di marketing territoriale. Responsabilità da ricercarsi a più livelli, se è vero che gli investimenti pubblici sono ritenuti insufficienti dal 79% degli intervistati e quelli privati dal 72% e che, per il 66% dei soggetti coinvolti dalla ricerca, manca una vera strategia di sistema.
E sempre in tema di marketing territoriale, altri due dati sono indicativi di quanta strada ci sia ancora da fare: una percezione del brand Liguria che negli ultimi due anni non è cresciuta – considerandola ancora insufficiente (42%) o nulla (15%) il 57% degli intervistati, dato pressoché identico al 56% di pareri negativi registrati nel 2012 – e la convinzione condivisa dal 64% degli addetti ai lavori che sia necessaria una migliore programmazione, quando due anni fa solo il 43% la pensava in questo modo ed il 22% riteneva si fosse già raggiunto un buon livello, mentre oggi gli ottimisti sono scesi al 15%. Molto negativo il giudizio sugli Stl, esperienza che il 46% del campione valuta inadeguata ed il 38% insufficiente. Emblematica, poi, la risposta che privati e amministratori danno alla domanda principale della ricerca, vale a dire se davvero il turismo possa essere il motore della ripresa: il 69% la pensa così in prospettiva futura, ma solo il 22% crede che il settore abbia già oggi le carte in regola per assolvere a tale ruolo.
«I dati emersi dalla ricerca Cescot ci dicono che il turismo, da una parte, ha grandi potenzialità di crescita ma, dall’altra, c’è assoluto bisogno di un’unica cabina di regia a livello regionale, capace di coordinare le politiche di promozione messe in atto dalle varie amministrazioni e di ottimizzare le sempre più ridotte risorse a disposizione», riflette Matteo Rezzoagli, coordinatore di Assoturismo Confesercenti Liguria. «A fronte di un sistema industriale in continua contrazione, il turismo può e deve diventare il principale motore di crescita del paese, soprattutto in una regione come la Liguria in cui il settore ha la potenzialità per raggiungere il 10-12% del pil, rispetto ad una media nazionale del 6-7%. Per centrare questo obiettivo, però, dobbiamo proporci all’esterno come una cosa sola», aggiunge la presidente di Confesercenti Patrizia De Luise.

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