Il Presidente Convento: “Questi dati parlano chiaro: le famiglie padovane continuano a fare i conti con un’inflazione che erode il potere d’acquisto soprattutto sui beni di prima necessità”
I dati sull’inflazione a Padova relativi ad aprile 2026, elaborati dall’Ufficio Rilevazione Prezzi al Consumo e Statistiche Economiche del Comune di Padova su dati ISTAT, confermano un quadro preoccupante per il potere d’acquisto di famiglie e imprese. Rispetto ad aprile 2025, la pressione sui prezzi rimane significativa su numerose categorie merceologiche.
Sul fronte alimentare, emerge la forte crescita del caffè (+9,9%), delle carni (+4,4%) e del pesce (+4,5%). La frutta segna +2,0%, il pane +0,3% e il latte, uova e formaggi +1,7%. Tiene la verdura (+1,8%). L’unica nota positiva arriva dagli oli e grassi (-10,6%) e dalla pasta (-4,1%), che si confermano in calo.
Sul fronte energetico, la situazione rimane critica. Il gasolio self ha un prezzo medio di 2,105 €/litro (min. 1,939 – max. 2,236), mentre la benzina self tocca in media 1,747 €/litro (min. 1,699 – max. 1,889), su 276 quotazioni rilevate in provincia.
Tra i prodotti e servizi con le maggiori variazioni in aumento spiccano: altri supporti per la registrazione (+50,2%), gasolio da riscaldamento (+44,5%), pellet, carbone e legna (+31,6%), gioielli e orologi (+21,7%), benzina e gasolio (+14,1%), dispositivi integrati e memorie rimovibili (+13,9%), corsi di istruzione (+11,5%), caffè, tè e cacao (+9,9%), stabilimenti balneari (+8,7%) e raccolta rifiuti (+8,1%).
Sul versante opposto, segnano flessioni importanti: smartphone (-12,9%), trasporto aereo (-12,8%), riparazione telefoni (-11,1%), oli e grassi (-10,6%), grandi utensili casa e giardino (-5,0%), riproduzione musica e immagini (-4,8%), servizi di telefonia mobile (-3,6%), prodotti per la pulizia della casa (-3,2%), piccoli elettrodomestici (-3,0%) e grandi elettrodomestici (-2,3%).
Padova, con un’inflazione del 3,4%, si colloca tra le province venete con il rincaro più elevato, seguita da Verona (3,3%), Treviso (3,1%), Venezia (3,0%), Vicenza (3,0%), Belluno (2,8%) e Rovigo (2,8%). La media regionale del Veneto si attesta al 2,7%, con il dato nazionale all’incirca in linea.
“Questi dati parlano chiaro: le famiglie padovane continuano a fare i conti con un’inflazione che erode il potere d’acquisto soprattutto sui beni di prima necessità. Il caffè che supera il +9,9%, la carne e il pesce oltre il +4%, i carburanti ancora a livelli insostenibili: tutto questo si traduce in meno consumi nei negozi di vicinato, nelle botteghe, nei pubblici esercizi. – commenta Flavio Convento, presidente di Confesercenti del Veneto Centrale – Siamo preoccupati, ma non rassegnati. Chiediamo con forza alle istituzioni locali e nazionali interventi strutturali: dalla riduzione del costo dell’energia per le imprese a misure concrete di sostegno ai consumi delle famiglie. Il commercio di prossimità è il primo termometro della salute economica di una città. Se i consumi soffrono, soffrono le botteghe; se soffrono le botteghe, soffrono i quartieri. Non possiamo permetterci di perdere il tessuto commerciale che rende viva Padova.”