Istat: Pil peggio di attese. Pesa la frenata di consumi e investimenti

Restituire fiducia a famiglie e imprese per evitare il ‘triple dip’ della crisi

Il Pil va peggio di quanto previsto. Il risultato negativo del terzo trimestre – il primo stop dell’economia in quattro anni, dal terzo trimestre del 2014 – è più grave di quanto indicato dalle stesse stime preliminari Istat diffuse un mese fa. La variazione annua acquisita del prodotto interno lordo è ora ferma a quota +0,9%, non troppo lontana – ma neanche vicina – all’1,1% stabilito come obiettivo per l’anno in corso. Un obiettivo auspicabile, ma che appare difficile da raggiungere. Così Confesercenti commenta i conti trimestrali diffusi oggi da Istat.

A pesare sulla crescita è la debolezza della domanda interna, che non riesce a dare un contributo positivo alla dinamica del Pil: gli investimenti diminuiscono dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, i consumi perdono un ulteriore 0,1%, confermando la frenata già evidenziata nel corso del 2018.

Tornano, infatti, a contrarsi i consumi delle famiglie. Nel terzo trimestre la spesa si è ridotta in termini congiunturali dello 0,1% ed è la prima flessione dal primo trimestre 2014. Nei primi nove mesi la variazione si è arrestata allo 0,7%, la metà di quanto realizzato nel 2017. Ma lo scostamento più preoccupante è rispetto alle valutazioni del Governo, che appena lo scorso settembre, nella NADEF, riteneva possibile conseguire nell’anno un incremento dell’1,1%. Un risultato ormai impossibile da raggiungere, con inevitabili ripercussioni anche sulla dinamica attesa per il 2019.

L’economia italiana rischia di avvitarsi, come segnalato dall’arretramento degli indicatori di famiglie e imprese e colpisce a tal riguardo la caduta degli investimenti, scesi dell’1,1%rispetto al trimestre primaverile. Segnali di arresto della crescita economica provengono anche dai dati relativi all’inflazione di novembre, diffusi oggi da Istat, che segnalano un arretramento dello 0,1%. Un quadro che conferma la debolezza della domanda interna e la conseguente assenza di spinte sui prezzi, nonostante le sollecitazioni provenienti dai recenti rincari del petrolio. Sempre i dati diffusi oggi dall’Istat evidenziano le difficoltà del mercato del lavoro, con un numero di occupati che a ottobre risulta essere sceso di 96mila unità dal massimo dello scorso mese di maggio.

Per aiutare la ripresa della domanda interna, o almeno evitare ulteriori peggioramenti, è necessario in primo luogo dissipare il clima di incertezze che vivono famiglie ed imprese, aggravato dalla mancanza di sicurezza sulla manovra e dal contrasto aperto con l’Europa. Per questo chiediamo al Governo, che in queste ore sta trattando con Bruxelles la ‘limatura’ del deficit della manovra, di dare precedenza a investimenti per la crescita e l’alleggerimento del fisco, per ridare finalmente fiato al potere d’acquisto delle famiglie e fiducia alle imprese: una spinta necessaria e decisiva per rafforzare la crescita dell’economia ed evitare il ‘triple dip’ della crisi, dopo le due recessioni vissute tra il 2007 ed il 2014. Non possiamo permettercelo.

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