L’appello finale è rivolto a Governo e Regione Veneto affinché si apra un confronto concreto con le associazioni di categoria per introdurre misure strutturali e durature
Magazzini pieni di merce invenduta, liquidità bloccata e un carico fiscale che non tiene conto della reale situazione delle imprese. È questo il quadro che Confesercenti del Veneto Centrale che denuncia come una delle principali criticità che oggi colpiscono il commercio, in particolare il settore moda e abbigliamento.
Le rimanenze di magazzino, secondo le regole fiscali attuali, concorrono alla formazione del reddito d’impresa anche quando la merce non viene venduta. Un meccanismo che, dopo gli effetti della pandemia e l’aumento delle promozioni continue, rischia di mettere ulteriormente in difficoltà negozi già provati da anni di crisi. «Molte attività – spiega Nicoletta Allibardi, Fismo Confesercenti – si trovano a pagare imposte su beni che non generano incassi, con un reddito “gonfiato” solo sulla carta» .
Una situazione che colpisce soprattutto le micro e piccole imprese del commercio di vicinato, pilastro economico e sociale delle città e dei centri storici del territorio. Per questo Confesercenti Veneto Centrale si unisce alle richieste avanzate a livello nazionale, che da anni sollecitano misure fiscali specifiche sulle rimanenze di magazzino: detassazione delle scorte invendute, crediti d’imposta realmente efficaci e strumenti straordinari di svalutazione in presenza di crisi eccezionali.
Secondo l’associazione, gli interventi finora adottati non sono sufficienti per sostenere il commercio locale, soprattutto nel settore moda, dove la stagionalità e l’obsolescenza dei prodotti rendono sempre più difficile lo smaltimento delle scorte. «Senza correttivi – avverte Allibardi – il rischio concreto è la chiusura di molte attività storiche, con effetti negativi sull’occupazione e sulla vitalità dei centri urbani».
Accanto al tema fiscale, Confesercenti Veneto Centrale chiede anche una revisione delle regole del mercato: dal calendario dei saldi a una maggiore trasparenza e controllo sulle promozioni, in particolare online, che oggi creano una concorrenza squilibrata a danno dei negozi fisici.
L’appello finale è rivolto a Governo e Regione Veneto affinché si apra un confronto concreto con le associazioni di categoria per introdurre misure strutturali e durature. «Difendere il commercio di vicinato – conclude Confesercenti del Veneto Centrale – significa difendere il tessuto economico e sociale delle nostre città».