Pil, Confesercenti: “Restiamo fanalino di coda in Europa”

Servono politiche economiche orientate a maggiore flessibilità per rilanciare consumi, investimenti ed occupazione

“Il dato odierno dell’Istat sul PIL per il primo trimestre dimostra che la strada per consolidare la ripresa è ancora lunga e tortuosa. La previsione contenuta nel Def di aprile indicava infatti – sottolinea in una nota l’Ufficio economico di Confesercenti – dopo lo 0,9% dello scorso anno nell’1,1% la crescita attesa per il 2017 e nell’1% quella per il 2018. Per ora la crescita acquisita è dello 0,6%. Una ripresa dunque, quella italiana, debole e fragile. Inoltre, nel confronto europeo l’economia italiana evidenzia ancora un ritardo nella ripresa: il nostro tasso di crescita è il più basso di tutta l’Unione europea, come risultava già prima della crisi. In particolare, vanno sottolineate sia la diminuzione del valore aggiunto dell’industria che l’apporto negativo della domanda estera netta. Mentre la spesa delle famiglie dovrebbe ridurre la sua dinamica: dall’1,6% del 2015, allo 0,8% del 2018.  D’altro canto le politiche fiscali che il Governo intende mettere in campo a partire dalla manovrina – pari a circa 2 decimi di Pil – per arrivare alla completa disattivazione delle clausole di salvaguardia per il 2018 evidenziano un orientamento più restrittivo per il probabile esaurimento dei margini di deroga previsti dai piani di rientro comunitari. Una situazione confermata dalla crescita della pressione fiscale (+0,5 punti nel 2018) che interrompe il sentiero virtuoso di diminuzione imboccato nel 2014.

Il rispetto degli obiettivi di indebitamento e di rapporto debito/PIL – che dovrebbe diminuire di 1,5 punti entro il 2018 – con il conseguente consolidamento dell’avanzo primario presentano purtroppo, come era ovvio aspettarsi, questa altra faccia della medaglia. In assenza di una revisione condivisa, a livello europeo, delle regole del Fiscal Compact l’Italia si troverebbe a dover varare una manovra correttiva di dimensioni significative per il 2018. Così si rischia di compromettere i fragili processi di crescita dell’economia italiana e si interrompe il percorso di riduzione della pressione fiscale.
Se abbiamo apprezzato la linea del Governo a sostegno di una strategia di riforma europea che fosse in grado di dare risposte concrete alla crisi politica, economica e sociale in cui versa l’Unione non possiamo però non sottolineare, con apprensione, le preoccupanti dinamiche in corso. Ribadiamo, in questa direzione, la necessità di politiche economiche dotate di maggiore flessibilità per evitare che gli automatismi dell’austerità determinino una spirale negativa sulla domanda interna, sul lavoro e sui conti pubblici. Bisogna rimettere al centro la crescita economica, gli investimenti e l’occupazione”.

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