Pil: da Istat conferma difficoltà. No a nuove imposte

“Sì al contrasto all’evasione fiscale, ma sia intelligente. No a tasse sul contante e revisione aliquote IVA”

Dati preoccupanti, che dovrebbero spingerci ad individuare ed alleggerire le zavorre che impediscono alla nostra economia di crescere. A partire dalla pressione fiscale, che già schiaccia famiglie ed imprese e non deve aumentare ancora.

Così Confesercenti commenta i conti economici Istat per il 2018, che rivedono al ribasso, ancora una volta, la crescita italiana, tagliando le stime della variazione del Pil a +0,8%.

Una piccola revisione – la stima precedente era a +0,9% – ma significativa: la frenata è sempre più evidente. Soprattutto se si considera che, nel 2017, la crescita del Pil era stata più del doppio: l’1,7%, dato confermato oggi proprio dall’Istituto di Statistica. In questo quadro riteniamo del tutto assurdo pensare di varare nuove imposte, in particolare sui consumi: la variazione del reddito disponibile delle famiglie è ancora inchiodata sotto l’1%, e non è il caso di introdurre ulteriori ostacoli. I consumi valgono il 60% del nostro Pil, senza un rilancio della domanda interna l’economia difficilmente tornerà a correre.

Per questo diciamo no alla revisione delle aliquote IVA, rilanciata in questi giorni su più quotidiani: sarebbe un modo per alzare surrettiziamente la pressione fiscale per tutti. No anche al cambio continuo, in corsa, delle regole fiscali: che fine farà la flat tax per le imprese con ricavi fino a 100mila euro? Le imprese hanno bisogno di regole certe per pianificare attività e investimenti. Sì, invece, al taglio del cuneo fiscale e alla lotta all’evasione: ma deve essere intelligente e ‘visibile’, mirata a ridurre la pressione fiscale complessiva. Come sottolineato anche oggi su Repubblica dall’ex Ministro del Lavoro Enrico Giovannini, le banche dati a disposizione del fisco e della pubblica amministrazione già oggi consentono di individuare gli evasori: senza bisogno, dunque, di piani per la tracciabilità basati su ‘tasse sul contante’ che non farebbero altro che frenare ulteriormente la spesa delle famiglie.

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