‘Dall’Ue meno vincoli e più sviluppo per 23 milioni di piccole imprese”

L’assemblea 2017 di Rete Imprese Italia

La rinascita dell’Europa comincia dalla valorizzazione del ruolo di 23,1 milioni di piccole imprese che danno lavoro a 67,7 milioni di addetti, pari al 49,9% dei lavoratori di tutte le imprese europee.

E’ questo, in sintesi, il messaggio che il Presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Merletti, ha lanciato oggi all’Assemblea di Rete Imprese Italia, che riunisce le cinque principali organizzazioni di rappresentanza delle piccole e medie imprese e dell’impresa diffusa (Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti) che insieme rappresentano 2,5 milioni di imprese.

Merletti ha sottolineato l’urgenza di attenzione e sostegno da parte delle istituzioni europee e nazionali agli sforzi dei piccoli imprenditori per uscire dalla crisi.

“Noi – ha detto il Presidente di Rete Imprese Italia – riteniamo che l’Europa è ancora una prospettiva fertile per i milioni di aziende che vi operano. Però ci chiediamo perché un imprenditore italiano dovrebbe sentirsi anche europeo? Perché dovremmo essere orgogliosi di far parte dell’Ue? Cosa fa l’Europa per noi imprenditori, per aiutarci a competere nel mondo, per migliorare la nostra attività? Dov’è l’Europa delle e per le imprese? Sono domande rimaste senza risposta che – secondo il Presidente di Rete Imprese Italia – provocano insofferenza verso l’Europa e reazioni nazionalistiche”.

I problemi in cui si dibattono i piccoli imprenditori italiani e per i quali servono decisioni politiche riguardano il peso del fisco, la difficoltà di avere credito e di tenere il passo con il cambiamento dei mercati, il timore per l’instabilità e l’insicurezza in relazione ai flussi migratori.

Merletti ha citato alcuni dati: in Italia dal 2008 ad oggi il calo degli occupati si è concentrato nel lavoro indipendente con la perdita di 535.000 unità; negli ultimi 5 anni i finanziamenti alle imprese sono diminuiti di 120 miliardi; nel 2017 il nostro Paese evidenzia un maggior prelievo fiscale rispetto all’Eurozona di 21,3 miliardi di euro, pari a 1,3 punti di Pil. Inoltre, il cuneo fiscale è pari al 47,8%, superiore di 11,8 punti alla media dei Paesi Ocse, e la tassazione dell’energia in rapporto al Pil è la più alta dell’Ue.

“La nostra ripresa economica – ha aggiunto – è ancora fragile, con un tasso di crescita nel 2017 e 2018 tra i più bassi d’Europa. Serve maggiore flessibilità per evitare che gli automatismi delle politiche di austerità adottate dall’Europa ci soffochino e facciano aumentare l’insofferenza dei singoli Stati verso l’Ue”.

“L’Europa deve ascoltare i suoi cittadini e i suoi imprenditori. La tenuta del sistema politico e sociale, il rilancio dell’economia, sia in Europa che in Italia, impongono interventi urgenti per le micro, piccole e medie imprese: a cominciare dal fisco e dal credito, dalle politiche per la formazione e l’occupazione, dagli interventi per l’innovazione e l’internazionalizzazione delle piccole imprese”.

 

 

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