Visco: “ripresa da consolidare, si deve fare di più. Investimenti e taglio del cuneo fiscale per ripartire”

Le considerazioni del Governatore Banca d’Italia: “deludenti valutazioni su potenziale di crescita della nostra economia”

“La ripresa è da consolidare. Sono deludenti le valutazioni sul potenziale di crescita dell’economia e la disoccupazione resta alta. Si deve e si può fare di più”. E’ il monito lanciato dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali in occasione dell’Assemblea dell’Istituto. “Le previsioni di consenso – ha sottolineato il governatore – indicano per l’Italia il ritorno ai livelli di reddito precedenti la crisi in un tempo non breve; sono deludenti le valutazioni sul potenziale di crescita della nostra economia. Si deve, e si può, fare di più”. Visco ha quindi aggiunto che “la disoccupazione resta troppo alta”, sottolineando la necessità di “un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale gravante sul lavoro”. Il progressivo riassorbimento della disoccupazione, ha spiegato il governatore, “essenziale per offrire adeguate condizioni di vita ai cittadini, è necessario anche per riportare l’inflazione su valori in linea con la stabilità dei prezzi”. Secondo Visco, ‘la legalità è condizione cruciale per lo sviluppo’ e le priorità delle riforme sono ‘rimozione dell’illegalità, ridare efficienza a P.a. e giustizia civile, investimenti nell’innovazione e nella ricerca del capitale umano’. Per ‘una ripresa più rapida e duratura’ quindi ‘è necessario il rilancio degli investimenti pubblici mirati a lungo differiti’ e serve ‘un’ulteriore riduzione del cuneo fiscale sul lavoro’. Avanti con le aggregazioni delle banche, le sofferenze sono un problema ma da non sovrastimare.

“L’evoluzione del contesto macroeconomico – rilancia ancora Visco – rischia di ostacolare il conseguimento di questo obiettivo nel 2016; uno stretto controllo dei conti pubblici e la  realizzazione del programma di privatizzazioni possono consentire di avvicinare il più possibile il rapporto tra debito e prodotto a quanto programmato e garantirne una riduzione significativa nel 2017. L’aumento dell’incidenza del debito pubblico sul prodotto, da poco meno del 100 per cento nel 2007 a quasi il 133 lo scorso anno, è soprattutto  il portato della crisi. Se in questo periodo il prodotto reale fosse aumentato in linea con il decennio precedente e il deflatore in linea con l’obiettivo di inflazione nell’area dell’euro, il peso del debito sarebbe aumentato di soli tre punti percentuali, un incremento di poco inferiore a quello derivante dal sostegno finanziario fornito dall’Italia ai paesi in difficoltà; tenendo conto delle ricadute positive di una maggiore crescita sul disavanzo pubblico, il peso del debito si sarebbe ridotto”.

“Questo semplice esercizio rende evidenti – spiega il Governatore – i rischi ai quali è esposta l’economia di un paese in grave ritardo competitivo e l’importanza di riforme strutturali volte a sostenerne il potenziale di crescita; esse sono tanto più necessarie in presenza di un debito pubblico così elevato. Dopo la recessione innescata dalla crisi finanziaria globale la politica di bilancio – prosegue Visco – ha contenuto il disavanzo, contrastando la crescita del rapporto tra debito e prodotto. Il saldo primario è tornato in avanzo dal 2011; l’indebitamento netto è stato ricondotto entro la soglia del 3 per cento del prodotto nel 2012. Ha avuto un ruolo importante il controllo della spesa primaria corrente, cresciuta in misura modesta in termini nominali fino al 2014, rimasta pressoché stabile lo scorso anno”.

“Dal 2014, alla fine di un triennio particolarmente duro per l’economia italiana, la politica di bilancio è divenuta moderatamente espansiva. Il Governo – sottolinea Visco – mira a conciliare il sostegno alla ripresa con la riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL, opportunamente indicata come obiettivo strategico. Nei suoi piani la riduzione dovrebbe iniziare quest’anno e rafforzarsi nel triennio successivo”.

 

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