Confesercenti Torino: la riduzione a tre delle rate della tassa rifiuti penalizza le attività commerciali

Il presidente Banchieri: subito la convocazione del tavolo Tari

Un provvedimento che non solo penalizza le attività commerciali (in particolare quelle che producono umido, le cui tariffe sono le più alte), ma che rischia di ottenere effetti contrari a quelli che si propone”: così Confesercenti commenta la decisione del Comune di Torino di dimezzare da sei a tre le rate di pagamento della tassa rifiuti (Tari).

“Si tratta – dice Fulvio Griffa, presidente della Fiepet-Confesercenti, la federazione dei pubblici esercizi – di un impegno pesante, specialmente in vista della prima rata, per una imposta che a Torino è fra le più alte d’Italia: per un ristorante siamo sui 42 euro al metro quadro, compresi bagni, cucine e altri locali, non solo l’area dedicata alla somministrazione. Le sei rate consentivano almeno di sopportare meglio questo onere”.

L’altra categoria particolarmente colpita è quella dei mercatali: “Ormai – dice Johnny Iorio, presidente di Anva-Confesercenti, l’associazione degli ambulanti – il peso di questa imposta incide sempre di più, per un settore come il nostro non solo in crisi ma anche soggetto più di ogni altro all’andamento altalenante dei consumi. Grazie alle sei rate spalmate nell’anno riuscivamo a far fronte meglio ai periodi di difficoltà”.

Per questo Confesercenti chiede al Comune di ritornare sui propri passi e di ripristinare le sei rate: “Una richiesta – spiega il presidente Giancarlo Banchieri – che riteniamo non solo ragionevole in considerazione delle difficoltà delle categorie del commercio, ma anche dal punto di vista degli stessi obiettivi del Comune. Il rischio, infatti, è che la riduzione delle rate invece che razionalizzare e incrementare la riscossione della tassa, faccia aumentare – a causa delle difficoltà dei contribuenti –  ritardi e more. Chiediamo al Comune – conclude Banchieri – la convocazione del ‘tavolo Tari’: ancora una volta, infatti, siamo di fronte a un provvedimento assunto senza alcuna consultazione delle categorie interessate”.

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