I segnali di aumento apparentemente contenuto dell’inflazione di marzo segnalati dall’Istat – in considerazione dello shock energetico dovuto alle tensioni in Medio Oriente – mostrano una tenuta complessiva del sistema – il taglio delle accise sul prezzo dei carburanti ha aiutato – ma il pericolo non è ancora sventato. Al contempo, infatti, trova conferma la tendenza all’accelerazione dei prezzi già emersa nei primi due mesi dell’anno. Nelle prossime settimane sarà importante monitorare l’evoluzione delle componenti più volatili, a partire dall’energia, e i possibili effetti di trascinamento su prezzi e servizi: con gli attuali livelli di prezzo di petrolio e gas, l’inflazione nel 2026 potrebbe tornare al +2,9%. Un salto che di fatto cancellerebbe circa 3,9 miliardi di crescita prevista dei consumi, secondo le nostre recenti stime.
Così Confesercenti in una nota.
Complessivamente, facendo base al dicembre 2025, nel primo trimestre 2026 i prezzi sono aumentati dell’1,6%. Nel primo trimestre 2025, facendo riferimento a dicembre 2024, l’aumento si era fermato all’1,1%. Per i beni ad alta frequenza di acquisto l’inflazione è inoltre salita al 3,1%: anche questo è un segnale di erosione del potere d’acquisto delle famiglie. Dal momento che lo shock sui prezzi energetici è tutt’ora in corso, anche per aprile dobbiamo aspettarci un aumento importante dei prezzi.
Il proseguimento del conflitto in Iran dunque non deve spegnere l’allarme sull’inflazione e sui consumi: si corre il rischio di fermare il debole recupero del potere d’acquisto delle famiglie italiane, già soffocate dalla corsa dei costi incomprimibili, che ormai assorbono il 42% del bilancio delle famiglie.
In questa difficile congiuntura, oltre ad interventi emergenziali come la proroga del taglio delle accise, chiediamo al Governo di passare da una logica di emergenza a misure strutturali – così come occorre un piano europeo per abbassare i costi delle materie prime energetiche – che alleggeriscano il peso del fisco e degli oneri di sistema che ci fanno pagare tra le bollette più salate d’Europa.