Ocse: la guerra in Medio Oriente frena l’economia globale, Italia +0,5%

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L’Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita dell’economia mondiale per effetto della guerra in Medio Oriente e del conseguente shock energetico. Nell’Economic Outlook di giugno, l’organizzazione prevede una crescita globale del 2,8% nel 2026, contro il 2,9% stimato a marzo e dopo il 3,4% registrato nel 2025.

In caso di protrarsi del conflitto fino al 2027, la crescita mondiale scenderebbe al 2,1% nel 2026 e all’1,8% nel 2027.

L’organizzazione sottolinea che l’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti sta alimentando le pressioni inflazionistiche e frenando l’attività economica. In uno scenario di graduale normalizzazione della situazione geopolitica, i prezzi dell’energia
inizierebbero a diminuire dalla metà del 2026 e la crescita globale tornerebbe al 3,1% nel 2027.

Per l’Italia, l’Ocse prevede una crescita del Pil dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Rispetto all’aggiornamento intermedio di marzo 2026, la stima per il prossimo anno è stata rivista al rialzo di 0,1 punti percentuali, dal +0,4% al +0,5%, mentre quella per il 2027 è stata confermata al +0,6%.

Le previsioni restano tuttavia inferiori a quelle formulate nell’Economic Outlook di dicembre 2025, quando l’organizzazione indicava una crescita dello 0,6% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027.

Secondo l’Ocse, il nuovo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed esportazioni.

L’organizzazione avverte inoltre che l’impennata dei prezzi dell’energia “farà aumentare l’inflazione, annullando i recenti progressi registrati nei salari reali”.

Le prospettive italiane restano particolarmente esposte all’evoluzione della crisi per l’elevata dipendenza dai combustibili fossili importati e per il peso della manifattura orientata all’export. Sul fronte dei conti pubblici, il deficit e’ atteso al 3,1% del Pil nel 2025.

Gli investimenti pubblici hanno superato il 3,8% del Pil, il livello più elevato degli ultimi 35 anni grazie all’attuazione del Pnrr. Il debito pubblico ha superato il 137% del Pil nel 2025 ed è previsto al 138,8% nel 2026 e al 138,6% nel 2027, anche per gli
effetti persistenti dei crediti d’imposta legati agli incentivi per la riqualificazione edilizia.

Per l’Eurozona l’organizzazione conferma una crescita dello 0,8% nel 2026, dopo il +1,4% del 2025, e dell’1,2% nel 2027.

Germania e Francia sono attese crescere dello 0,7% nel 2026, con una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali.

Negli Stati Uniti la crescita è prevista intorno al 2%, mentre la Cina dovrebbe espandersi del 4,5%.

L’Ocse ha invece rivisto al rialzo le previsioni sull’inflazione dell’Eurozona: i prezzi al consumo sono attesi aumentare del 2,8% nel 2026, rispetto al 2,6% stimato a marzo e al 2,1% registrato nel 2025.

Nel 2027 l’inflazione dovrebbe rallentare al 2,4%.

“I governi dispongono di una serie di opzioni nel breve termine per mitigare gli effetti della stretta sull’offerta energetica, in particolare sulle famiglie più vulnerabili e sulle piccole imprese”, ha affermato il capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta.

“Ma questa crisi dimostra anche che la necessità di affrancare le nostre economie dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili è sempre più urgente”.

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