Confesercenti, da Istat segnali drammatici per famiglie ed imprese. Certezze su risorse o sarà ecatombe

Covid ci consegna paese più povero, consumi ne risentiranno anche in futuro

Nuovi ed eccezionali segnali drammatici investono, purtroppo, famiglie ed imprese. Il dato sull’andamento dei conti economici del primo trimestre conferma, in senso peggiorativo – visto che le stime provvisorie indicavano -4,7% – la grandissima difficoltà del nostro tessuto economico: con un -5,3% rispetto al trimestre precedente, siamo in una situazione di crollo del Pil. E l’attesa per il secondo trimestre è di un calo ancora più accentuato. Non pervenute invece, le forti tensioni sui prezzi lamentate dai media in questi giorni sui servizi alla persona, che nonostante l’esplosione della domanda dopo il lockdown registrano solo una breve accelerazione rispetto ad aprile.

Così Confesercenti commenta i dati diffusi oggi da Istat.

Per i consumi la situazione è ancora più preoccupante (-7,5%), e anche in questo caso, nel prossimo trimestre dovremmo assistere ad una caduta ancora più pronunciata. Le conseguenze del lockdown emergono chiare sul fronte della domanda, le famiglie hanno azzerato una parte delle voci di spesa e limitato i consumi alle spese non procrastinabili. Alcuni acquisti sono andati persi definitivamente, soprattutto nei servizi, che registrano un – 9.2% su base congiunturale; altre spese sono state posticipate come nel caso dei beni durevoli e non è detto verranno effettuate successivamente (- 17.5%). Si tratta di settori che soffriranno a lungo e che dovranno essere sostenuti da politiche ad hoc. Se si dovessero modificare le abitudini di spesa per alcuni prodotti o servizi, alcune variazioni potrebbero essere permanenti.

Complessivamente, la crisi ci consegna un paese più povero. La caduta del reddito per una quota importante di famiglie e l’incertezza sul futuro porteranno, dove è possibile, a risparmi precauzionali e la struttura dei consumi ne risentirà immediatamente sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. La ripresa sarà lenta, soprattutto per quei comparti legati alla socialità e alla mobilità.

Se la speranza è tutta in un rimbalzo positivo significativo già a partire da fine maggio, bisognerebbe fare in modo che le imprese e le famiglie siano messe in grado di operare a ritmi più sostenuti, con le certezze rispetto alle risorse effettivamente disponibili e con la possibilità di pianificare le proprie attività. In questo senso, accogliamo con favore l’auspicio che il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha espresso nel corso delle sue considerazioni finali, esprimendo fiducia che nelle prossime settimane, con la cooperazione di tutti i soggetti coinvolti, si registreranno miglioramenti decisivi nell’afflusso di risorse all’economia.

L’impianto burocratico dei provvedimenti, l’enorme mole di decreti attuativi, le incertezze sulla effettiva fruibilità dei vari bonus ed incentivi ipotizzati sulla carta, può far rischiare una pesante situazione di stallo che non solo non gioverebbe alla ripresa ma anzi rischierebbe di produrre un avvitamento perverso e dagli esiti nefasti. L’emergenza economica non può attendere per definizione, bisogna agire immediatamente o sarà un’ecatombe.

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