Albonetti, presidente Confesercenti Marche: “Sostenere il reddito d’impresa per far ripartire l’economia e ridare impulso al mercato del lavoro”

Il 2013 è stato l’anno nero per i consumi ed il mercato interno. 60.000 imprenditori sono scesi in piazza a Roma, il 18 febbraio, per chiedere una svolta radicale di politica economica al nuovo governo e riportarci sul sentiero della crescita. Presidente, cosa chiedono gli imprenditori delle Marche al nuovo governo, per ridare slancio all’economia del territorio?

60.000 imprenditori del Turismo e del Commercio sono scesi in piazza per chiedere una svolta radicale di politica economica nel nostro paese. Questi imprenditori protestano perché ormai sono economicamente allo stremo, eppure si rendono conto che per rilanciare l’economia del paese basterebbero pochi ma efficaci provvedimenti. Detto della indispensabilità di ridurre la spesa pubblica e di sburocratizzare, vanno messi in atto provvedimenti in grado di ripristinare l’utile delle imprese, provvedendo ad una riduzione del carico fiscale complessivo che grava sulle stesse ed alla rimodulazione delle imposte sul lavoro, riducendone i costi ed aumentando il netto in busta per il lavoratore. Gli spazi economici per questi provvedimenti ci sono tutti purché si abbia la volontà politica di procedere in questo senso: saranno poi le imprese, così rimotivate, a far ripartire l’economia  e ridare impulso al mercato del lavoro

Lei è presidente nazionale di Assoturismo Confesercenti ed operatore turistico del settore alberghiero. Il comparto turistico, nonostante la crisi, è riuscito a reggere l’urto della crisi ed anzi costituisce una delle risorse principali dal punto di vista economico ed occupazionale per agganciare la ripresa. Quali sono gli interventi prioritari da mettere subito in campo?

La concorrenza portata dai paesi emergenti al nostro sistema manifatturiero è stata effettivamente molto pesante. La rapida crescita del PIL, in questi paesi emergenti ha fatto sì che gli stessi diventassero a loro volta usufruitori di domanda turistica e quindi da questi stessi paesi sono notevolmente cresciuti i flussi turistici diretti anche e soprattutto verso l’Italia. Si tratta ora di organizzare un efficiente sistema di trasporti giovandosi di una compagnia di bandiera in grado di servire efficacemente anche i territori più lontani e di prevedere una governance che ripristini il Ministero per il turismo, dotato di portafoglio e  che possa affrontare in tempi veloci e con tutta l’autorevolezza necessaria  le esigenze di un settore economico prioritario per il paese come appunto il turismo. Tra le questioni da affrontare subito, oltre ai trasporti, individuiamo un maggior sostegno economico all’ENIT, strumento fondamentale per la promozione all’estero, ed un più efficace sistema per la concessione dei visti turistici.

Le Marche sono una regione con un grande potenziale di attrattività turistica. Secondo Lei, cosa bisogna fare per qualificare la ricettività esistente, valorizzare le risorse artistico-culturali del territorio, incrementare arrivi e permanenze dei turisti sul territorio?

Dati gli strumenti promo commerciali di cui disponiamo oggi, il fattore limitante per le imprese turistiche non è costituito dalla dimensione di impresa, ma dalla qualità dell’impresa, per cui le Marche che è una regione con grande potenzialità ed un limitato parco ricettivo deve far sì che l’accoglienza venga effettuata in strutture di altissima qualità. Altra cosa su cui lavorare riguarda il saper rivalutare e rivitalizzare il turismo di villeggiatura, storica offerta principe per questa regione e commercializzarla nei territori turistici di prossimità come il Centro/Nord Italia ed il mercato Europeo.

Le Pmi continuano ad avere forti difficoltà di accesso al credito. Le banche sostengono il tessuto produttivo del vostro territorio? I consorzi fidi rappresentano uno strumento valido per finanziare le imprese, soprattutto in questa fase di crisi prolungata?

la crisi del credito non è dovuta al fatto che le banche hanno smesso di fare il loro mestiere, ma è imputabile al fatto che le imprese, oberate come sono da un carico fiscale complessivo indegno di uno Stato fiscalmente civile fanno estrema fatica a creare reddito e quindi hanno scarsa capacità restituiva nei confronti dei prestiti bancari. In questa situazione anche i consorzi confidi, che pure costituiscono un validissimo strumento di sostegno, fanno fatica a sostenere l’accesso al credito. La medicina giusta è quella di ricreare le condizioni per aumentare il reddito di impresa: fatalmente, oltre al credito, sistemeremo anche la crisi occupazionale, il reddito delle famiglie ed il benessere diffuso sul territorio.

Desertificazione urbana e deregulation sfrenata degli orari commerciali. L’amministrazione regionale si muove nella giusta direzione per contrastare la morìa di piccoli negozi, sostenere l’equilibrio tra le diverse tipologie di distribuzione commerciale e tutelare l’impresa diffusa, patrimonio non solo economico ma anche sociale delle nostre città?

L’eccesiva proliferazione della G.D.O. oltre che aver provocato l’impoverimento dei territori ,ha causato anche una progressiva desertificazione dei centri storici. Andare verso una moratoria che limiti la proliferazione della G.D.O. è fondamentale così come è fondamentale prevedere per la stessa la chiusura domenicale e festiva.  Al tempo stesso per rivitalizzare la piccola distribuzione, che va sostenuta tanto per mantenere vive le città quanto per creare un necessario contraltare alla G.D.O.,  vanno istituiti e ben organizzati centri commerciali naturali, in grado di rendere i centri storici luoghi non solo di commercio ma anche di incontro e di implementazione delle relazioni sociali.

 

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